Quel meraviglioso ricordo…

aaa precauzioni per l’uso: leggere l’articolo linkato prima di continuare

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/08/donna-partorirai-soffrendo%E2%80%A6e-risparmiando/222570/

letto?!?

uffffffff……respiro per dare aria al cervello e non permettere agli istinti di controllare la mia sillabazione naturale.

Che dire…..che dire…che dire…forse non ho respirato abbastanza.

Diritto all’analgesia epidurale, di questo di parla, di questo si decanta la miracolosità, di questo si lodano i risultati. Ok, ci sto. Sono d’accordo sul termine DIRITTO: solitamente se un paese decide che un certo sevizio è un diritto, questo deve essere concesso. Deve essere tutelato e gli enti erogatori devono essere messi in condizioni di offrire le migliori prestazioni possibili. Ogni donna che si accinge al parto deve avere la possibilità di scegliere il come, il dove e il perchè avvicinarsi o meno all’analgesia sapendo però cosa acquisisce sposando la soluzione ma sapendo altrettanto cosa perde.

Non sono invece d’accordo su questa idea che ancora oggi si vuole diffondere a gran voce sul dolore insopportabile, inesorabile e insormontabile che il parto porta con sè. Il giornalista dice che siamo un paese arcaico e primitivo perchè l’anestesia epidurale non viene somministrata a tutte le donne con modalità “a tappeto”. A livello europeo l’Italia è considerato il paese più arretrato in materia di nascita. In alcune regioni del sud e non solo la percentuale dei cesarei praticati sfiora il 73%. Dati preoccupanti. Ma perchè? Eppure l’OMS indicava una percentuale consigliata del 15% per parti cesarei applicati nei centri specializzati. Suona strano ma è così…azienda ospedaliera…e dove c’è azienda c’è guadagno! Le diverse regioni italiane rimborsano il denaro speso in base agli interventi svolti, più chirurgia, più spese rimborsate. Il giro di interessi attorno alla nascita è notevole e a mio avviso disgustoso. Ci vogliamo chiedere quali e quante conseguenze seguono un parto cesareo? Difficoltà per la donna alla lattazione precoce, al bonding neonatale, all’intimità condivisa con il proprio corpo con la propria autostima e fiducia nelle proprie capacità, difficoltà nella maturazione del distacco dal proprio bambino, dalla pancia alle braccia, difficoltà nell’elaborazione della nascita con conseguente insorgere del baby blues, rischio di complicazioni strettamente legate all’intervento chirurgico (sempre di intervento si parla) e quant’altro. Nell’articolo però non si tratta nello specifico il caso del taglio cesareo ma dell’analgesia in modo generico che qui viene presentata come la più grande benedizione per una donna partoriente. E’ stato dimostrato che i più alto numero di episiotomie viene praticato in seguito ad un’anestesia che non permette infatti ad una donna di capire la situazione, il progredire del parto, di modulare le spinte e le richieste del proprio corpo. Un parto con analgesia epidurale non può essere considerato un parto naturale. Tutto è falsato, la mamma non è la protagonista degli eventi ma una pedina in balia di chi le comanda a gran voce: ora spingi! Ma dove siamo? Sole nelle serie tv di medici in prima linea si vedono scene del genere. Non sono contro l’anestesia in sè che ritengo necessaria e senza dubbio ad hoc per interventi MEDICI. Il parto a mio avviso non fa parte di questi. Non penso che si debba per forza avere sulle proprie spalle il fardello di non potercela fare, di sentirsi perdute e spaesate. Credo invece nella felicità che deriva dalle scelte consapevoli e maturate attentamente, credo nel libero arbitro ma ponderato, credo nelle scelte interiori. Una donna che si presenta in ospedale e come unico supporto (fisico, emotivo, esperienziale, emozionale e perchè no anche medicio) le viene offert una canula morbida che le sarà inserita nello spazio peridurale lombare. Attraverso di essa viene somministrato un analgesico che addormenta i nervi che trasmettono il dolore durante le contrazioni da travaglio. Gran bella offerta. Differente sarebbe se invece fosse data alla donna la possibilità di un ambiente famigliare, una stanza intima dove potersi rifugiare con chi la accompagnerà nell’importante passaggio da donna a madre, dove poter passare del tempo indisturbata e al sicuro da pressioni ed agenti esterni. Sarebbe diverso se fosse rassicurata e accompagnata dolcemente al parto con parole di forza, fiducia, comprensione ed amore. Differente ancora sarebbe non mettere pressioni  inutili al normale processo di nascita. Ancora diverso sarebbe avere figure formate per supportare la donna e non per osservarla in modo invasivo per la sua apertura totale. La nascita necessita di intimità, fiducia e allo stesso tempo di motivazione e di forza. Chiunque ha il diritto di scegliere, anche per l’analgesia se necessario, ma senz’altro dopo aver ricevuto tutto il supporto possibile. Non è vero che le tecniche antidolore non tradizionali non sono efficaci, non è vero che niente può alleviare il dolore. Le urla strazianti che si vedono nei film possono essere sostituite da una buona respirazione guidata con effetti sicuramente migliori anche per le corde vocali! Non dimentichiamo che ogni donna deve poter essere padrona della situazione e non succube o in balia degli eventi. Personalmente prima di affrontare un’operazione mi chiedo almeno se questa sia realmente necessaria o no! Perchè ricorrere sempre ed indiscriminatamente alle pratiche analgesiche? Proprio non lo capisco. Un parto non vissuto con interezza di corpo mente e spirito è un parto a metà che nessuno mai ci ridarà, è un’esperienza della quale si ha solo annusato il profumo senza assaporarne il gusto sublime, è un frutto maturato senza essere passato dallo sbocciare del suo fiore. Un parto naturale con la giusta assistenza è un parto felice, indimenticabile, vissuto appieno, maturato, gioioso e pieno di amore.  Quando ho parlato dei miei parti estatici ad alcune di voi ho avuto in tutta risposta occhi strabuzzati ed increduli.

L’articolo nel suo finale cita

 Le donne avrebbero un modo per far sentire la loro voce e per dire che il dolore sarà pure “naturale” ma meglio non viverlo: chi andrebbe in un reparto che esegue interventi chirurgici senza anestesia? Bene, comincino ad evitare gli ospedali che non offrono il servizio di epidurale: quando i dirigenti capiranno che tutte le donne preferiscono i reparti che garantiscono il servizio senza rimedi tribali di “copertura”, forse qualcosa cambierà ed il dolore, quale maledizione divina, finalmente diventerà un ricordo del passato.

Io invece vorrei finire dicendo che nessuna donna PREFERISCE il parto in analgesia fino a chè non le viene offerto un sostegno adeguato. Le donne sanno come fare, conoscono il proprio corpo e il suo limite che sicuramente non verrà superato durante il parto. Il dolore come maledizione divina? Io lo definirei piuttosto come un cammino in salita per abbracciare il più grande dono che una donna possa ricevere: quello della maternità. Immagine

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2 thoughts on “Quel meraviglioso ricordo…

  1. tutto quello che penso, in cui credo… finalmente nelle parole anche di altri, mi sento meno sola, e meno doloroso è il ricordo di quei cesarei, per cui nulla ho potuto, ma che mi hanno regalato i mei figli

    1. La nascita è sempre un dono meraviglioso e immenso. E’ sempre un fiore meraviglioso che ci sboccia accanto e che se abbiamo la fortuna di cogliere ci porterà tanta gioia. sono sicura che comunque sia andata l’amore era presente! e questo in fondo è l’essenziale! Un abbraccio e grazie

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