“Prendi” l’allattamento? “No, ci pensa il papà!”

Dal titolo non si direbbe possibile una cosa del genere…! Invece lo è.

Già non è che mi piaccia molto la dicitura gergale e qualunquista “PRENDI l’allattamento?” Non prendo un cavolo! Questo è il minimo che mi spetta, e il mio datore di lavoro deve garantirmelo! Magari…questo infatti non è successo in casa nostra.

Nonostante  io abbia tra le mani una laurea da ingegnere gestionale e un cervello creativo, propositivo e funzionante, e nonostante io “lavorassi” (dopo capirete le virgolette) per una multinazionale gestendo un reparto produttivo interno, avevo anche per le mani un “contratto” che in realtà contratto non era…IL CONTRATTO DI STAGE!!!!  Rullo di tamburi…squillo di trombe….e piatti che suonano! Una grandissima fregatura. Per dirla tutta il mio rimborso mensile, perchè non si può parlare di salario o stipendio, si aggirava intorno ai 500 euro per 8/9 ore al giorno (non è che mi grattavo la pancia_ona….ero incinta del secondo figlio!) dai quali PERO’ dovevo sottrarre l’ammontare delle singole giornate in cui io non riuscivo ad essere presente. Per esempio mia figlia una volta ha avuto la sesta malattia e sono rimasta accanto a lei per tutto il decorso…alla fine del mese ho avuto 500(MENO)la settimana di “secondo loro assenza ingiustificata”= una presa per il naso (sono una signora per bene ma potrei e in fondo vorrei essere più scurrile) . Per non parlare delle ferie…quelle non sono contemplate nel “contratto di stage” e se ho voluto portare un pochino via dalla afosa pianura padana nel mese di agosto mia figlia, ho dovuto sottrarre dalla paga finale anche quei giorni…! “vado alla toilette” “mi raccomando ricordati di sottrarlo eh?!” ci mancava solo questo? !!

Ma insomma lavoravo per la gloria? Lavoravo per cosa? Lavoravo per crearmi un posto di lavoro sicuro domani che inconsciamente sapevo non mi sarebbe mai stato dato perchè….ero incinta! Ma povera illusa, continuavo a sperare “forse apprezzeranno la mia buona volontà…” (Ma piccolo inciso…chi vive sperando…..a voi la conclusione…ripeto, sono una signora!) Avevo a casa una bambina di 6 mesi quando abbiamo saputo che avremmo accolto un fratellino tra noi —e provavamo a costruire qualcosa per loro. Purtroppo la comodità in Italia oggi la fa da padrone, soprattutto nei confronti delle donne, e questo è un vero schifo. E’ comodo assumere con questi simil-contratti perchè poi la comodità nel dirti “da domani puoi rimanere a letto” è estrema. E ripeto , questo è uno schifo. Dentro di me speravo di riuscire a mantenere il mio posto di lavoro, sono andata nei mesi estivi caldissimi con il pancione e le nausee, sono andata tutti i giorni, sempre, e davo il meglio. Non ho mai alzato la voce o mi sono opposta ma munita di scarpe antinfortunistiche e di pancione al settimo mese, ho camminato in officina dove i pericoli sono moltissimi e dove si lavora con gli olii minerali. (a voi lascio l’ulteriore informazione su queste schifezze e sugli effetti possibili in gravidanza…) Le ragazze in produzione possono permettersi il congedo per maternità dal primo giorno in cui viene accertata la gravidanza perchè lavorano a contatto con sostanze nocive…pensate un pò…eppure io andavo per disporre il lavoro e permettere che tutto funzionasse…tutto per mantenere viva in me una speranza.E non ho mai sentito dire: non andare, non è sicuro per te! MAI….grande amarezza

Per farla breve, ovviamente una mamma stagista non ha nemmeno diritto alle ore per allattamento…..punto cruciale! Io avevo la gran fortura di avere i miei genitori vicini al mio tesoro durante la giornata ma si sa, con un bimbo piccolo le attività possono essere limitate e dovevo  pur dare respiro alla nonna! Nonostante lei lo facesse molto volentieri e ottimamente, sentivo il bisogno di darle un pò di tempo per preparare il pranzo con calma, uscire per un giro in bici o fare la spesa con calma…ma non sapevo come.

Ho iniziato ad informarmi e credetemi è stata dura. Nessuno sembrava sapere, gli organi competenti allargavano gli occhi straniti rispondendo “mi devo informare, mi torna nuova” …ma alla fine ce l’abbiamo fatta.

Mio marito ha potuto godere delle ore di allattamento fino al compimento di un anno di età della piccola.

Quindi, se la madre non può godere del diritto alle ore di allattamento quotidiane (es se è mamma a tempo pieno o sfortunata stagista come ero io…) è il padre che può usufruirne. 2 ore quotidiane, solitamente prese alla stessa ora (a noi faceva comodo la pausa pranzo) fino al compimento di un anno di età del piccolo. Nonostante sia stata una faticaccia, perchè mio marito doveva farsi avanti e indietro più volte, per noi è stata una grande soddisfazione. Da papà, mio marito ha avuto il grande privilegio di poter passare con sua figlia momenti che non torneranno più indietro e oggi infatti può dire “Io c’ero!” . Solitamente, quello del tempo è un cruccio che i papà si portano dietro a malincuore perchè vorrebbero essere più partecipi ma non sempre è possibile. Io e lui non ci incrociavamo nemmeno durante “l’allattamento” ma la piccola aveva la gioia di poter stare anche tutta sola con il suo papà, il loro attaccamento ne ha giovato moltissimo. Con questa mia esperienza vorrei dire a tutte le mamme a tempo pieno o che stanno vivendo quello che ho passato io (che con il cuore spezzato e il saccoccio pieno di vane speranza partivo la mattina per il mio “sfruttamento” quotidiano) che possono chiedere questo alle associazioni competenti. Si può fare! Si può anche se ce lo tengono ben nascosto perchè infondo per l’economia e il datore di lavoro l’importante non è sicuramente la serenità della TUA famiglia! CHIEDETE !!!

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