Rooming in cos’é? E il papa’?

Cos’e’?

Il Rooming- in consiste essenzialmente nella possibilita’ di tenere fin dalle primissime ore di vita il piccolo appena nato attaccato alla sua mamma. Dopo il parto infatti il batuffolo appena nato viene deposto in una culletta e portato in camera con la mamma.

Alcune prese dallo sconforto dovuto agli sbalzi ormonali, stanchezza o anche solo timore di non riuscire, preferirebbero avere un aiuto costante da parte delle infermiere del nido ma ci sono anche ospedali dove il nido (per fortuna) non esiste! Si sa, il contatto continuo con la mamma, lo scambio di odori, di carezze, facilita l’attaccamento precoce nonche’ un buon avvio di allattamento. La mamma potra’ attaccare il piccolo quando vuole senza il timore che gli vengano somministrate formula o glucosata.

Un discorso diverso vale invece per le mamme che danno alla luce il loro piccino con taglio cesareo, le degenze sono spesso piu’ lunghe e il dolore dei punti molto spesso e’ invasivo a tal punto da costringerle a letto per qualche intera giornata.

Tante neo mamme appena partorito si sentono inadatte, spaesate “piange oddio che faccio?, lo attacco? ma cosi’ va bene? come faccio ad alzarmi per sistemarmi meglio? devo correre in bagno come faccio?”. Sovente scoccia chiamare qualcuno per un aiuto, un consiglio o semplicemente una rassicurazione perche’ anche questo comporta ad aumentare quel senso di inadeguatezza che ci fa sentire le piu’ sceme del reparto. Mille seghe mentali: le altre chiedono? posso farlo? E poi magari trovi pure quella noiosa, o sgarbata che ha fatto la notte e non ha mica tempo di farti vedere bene come attaccare bene il piccolo o di aiutarti ad avvicinare la culletta o tenertelo un attimo mentre ti sistemi i pigiama incollato al sedere!

Le notti sembrano infinite, i minuti durano 120 secondi, guardi fuori ed e’ sempre buio, appena intravedi una luce e hai l’occhio calante: “buongiorno signore, siamo qui per il giro visite!” ma porca…..!

Quindi detto questo, perche’ non dare la possibilita’ anche ai papa’ di poter vivere in toto le loro prime ore da padre? La mamma si sentirebbe protetta, al sicuro, libera di chiedere e si lascerebbe aiutare senza problema alcuno, anzi in quei momenti magari potremmo anche chiedere: “amore fammi vento con piume di struzzo svolazzanti, ho un po’ caldino” che saremmo accontentate! Scherzi a parte, la situazione ideale e’ una famiglia al completo riunita. Il papa’ utile e disponibile, una mamma serena e un piccolo coccolato da tutti.

Chiedete a mio marito, cosa ha combinato. Una stuoia accanto al mio letto La regola era che non si potevano portare sedie o sedie-letto, abbiamo risolto con enorme soddisazione finale di tutti e tre!

 

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16 thoughts on “Rooming in cos’é? E il papa’?

  1. 20 anni fa, negli stati Uniti, ho letto in un libro per studenti (di puericultura) un articolo sul rooming in e i suoi vantaggi. Come esempio di paese dove questa pratica non si faceva ancora c’era l’Italia! Che vergogna! Mi chiedo se é ancora cosi adesso (non parliamo poi dei padri!). Farebbe talmente bene ai papà poter essere presenti!
    probabilmente eviterebbe il fenomeno di gelosia che a volte si crea fra papà e filgioletto che porta via tutta l’attenzione della mamma.

    1. Ciao Laura! Eh si, farebbe bene eccome. Io mi stupisco che ci siano ancora moooooolti ospedali con il nido! E dove mandare i piccini alla nursery e’ prassi..questo e’ essere tenaci nel non voler aprirsi all’accoglienza e al contatto amorevole! Grazie Laura!

  2. ciao Enrica…. mi pare che ci fossimo già scritte in privato (forse) sull’argomento rooming in…
    Sarà che sono in una fase in cui non riesco più a star zitta (e ne sono felice, devo ammettere…) , sarà che col primo figlio sentivo già, per quanto inesperta, di voler assolutamente averlo con me da subito e per sempre e per questa ragione (e altre meno azzeccate) ho scelto di non partorire nell’ospedale della mia città in cui c’era sono il nido, sarà che col nostro gruppo allattiAMOlo! sentiamo tante e tante mamme, ma l’argomento mi tocca DAVVERO nel profondo.
    Fino a qualche anno fa nell’ospedale della città in cui vivo, Ferrara, c’era, appunto solo la possibilità di lasciare i neonati al nido.
    Tu arrivavi a trovare qualche amica che aveva partorito e la scena era questa: trovavi lei in camera, senza la pancia con cui l’avevi lasciata, poi andavi nel posto più gettonato dell’ospedale, dove sorrisi compiaciuti di parenti e amici si sprecavano…….ignoranti della loro beatidudine nell’ammirare da una VETRINA bimbi tutt’altro che beati, impacchettati in lenzuolini sterili, in cullette disposte una attaccata all’altra, registrati e catalogati, come prodotti in bella vista, con l’etichetta con nome, peso, ora di nascita…………….. piangenti…….e se dormivano e partiva a piangere uno beh, partivano tutti….
    E poi, dormivano…perchè dormivano?! Quanta glucosata o latte finto avevano conosciuto, in attesa di esser portati ogni 3 ore (la notte no) dalla loro mamma, infilati tutti in fila in un carrellone che ne portava 10/12……dal quale le infermiere li estraevano, uno a uno, e al grido di “di chi è questoooo???” lo allungavano alla mamma di turno.
    Allucinante.
    Agghiacciante.
    E la mamma se li trovava lì, già belli che cambiati, con rigurgitino fresco fresco di chissà che…… “ma chissà xchè dorme? non mi si attacca al seno…”
    ………….
    Da qualche anno è stata inserita la POSSIBILIT° DI SCEGLIERE il rooming in.
    Quante credete che lo scelgano?!! Le ferraresi, venute da decenni di nido, non concepiscono ” ‘sto rooming in…..”
    Da giugno, poi, l’ospedale di città si è trasferito fuori città. In maternità non esiste più il nido (sììììììììììì!!!!!) , le neomamme sono “costrette” a tenere il bimbo con sè.
    La cosa più naturale – normale – da che mondo è mondo…
    Esogestazione.
    Questo concetto, a mio parere , è la svolta.
    Se tutti (maschi e femmine, di tutte le età) sapessero come funziona la fisiologia della nascita, che nasciamo dopo 9 mesi di gravidanza solo perchè la misura del cranio ha raggiunto il massimo possibile per uscire dalla misura del bacino della nostra mamma, ma in realtà non siamo ancora “completi”, dobbiamo continuare la nostra maturazione, quante mamme si sentirebbero serene nel lasciare i bimbi nel nido dell’ospedale?
    Credo che tutte si trasformerebbero in mamme canguro= terrebbero il cucciolo addosso finchè non è pronto DAVVERo a staccarsi…come i canguri femmine tengono nel marsupio i cuccioli, a portata di mammelle

  3. PS: bravo tuo marito!!!! e quando è nato il secondo? come vi siete organizzati? ma quanto sarebbe bella una casa maternità, con lettoni per papà e fratellini, angolo cottura, dentro agli ospedali?! così si avrebbe l’intimità di una casa e la sicurezza che se succede qualcosa c’è modo di risolvere immediatamente…

  4. grazie a te! ti ho anche citata in uno degli ultimi post sul nostro sito, ho messo link a tuo blog, siccome mi hai fatto venire in mente il rooming in e siccome , dopo averti scritto il mio commento, l’ho riletto e ho pensato “è giusto condividerlo con le mamme ferraresi!” , l’ho pubblicato sotto forma di post. 🙂
    ….PS: non mi hai ancora detto come avete fatto quando è nato il piccino….. Arianna e papà su materassino accanto a te in ospedale?!! scherzo, immagino di no….anche se sarebbe magnifico poter accogliere tutta una famiglia in stanza……e magari avere già a disposizione, d’ufficio, una doula 😉

    1. Ciao Elena, eccomi qui. No la seconda volta papa’ si e’ assentato per qualche ora, e’ corso ha casa per mettere a letto la grande di casa che fino all’ultimo era stata con noi ad ammirare il nuovo arrivo. Le ha dato la buonanotte ed e’ tornato a dormire sulla stuoia per terra accanto al letto con noi. Abbiamo la fortuna che la grande tira avanti tutta la notte per cui i nonni hanno supervisionato il suo sonno beato e tranquillo. La mattina presto papa’ si e’ fatto trovare al suo risveglio. La notte dopo eravamo gia’ tutti insieme! Poter avere a disposizione tutto quello che dici sarebbe davvero il TOP! Chissa’ magari qualcuno ci sente…ma intanto sognamo, non costa nulla! 🙂

  5. stupendo… 🙂
    mi vien da dire:
    1 – hai chiesto le dimissioni anticipate quando dici “il giorno dopo eravamo già tutti insieme” ?
    2 – che cu…. ops! che la “grande” dormisse già tutta la notte! noi tutt’ora ci facciamo certe notti……. (cito Ligabue 😉 ) un abbraccio!

    1. Si si, ovviamente mi hanno fatto firmare tutte le scartoffie ma si! Eravam gia’ stufi, in piu’ e’ nato in un orario comodissimo per cui ci siam fatti due giornate ma una notte sola! L’avevo istruito per bene eh? Un abbraccio
      Eh si, la grande di casa ama il letto e si fa certe ronfate da quando ha mese che non ti dico! 🙂

  6. Nell’ospedale dove ho partorito io non c’è il nido, e una persona (il papà o anche un altro parente) può rimanere accanto alla mamma per tutta la degenza, prima e dopo il parto. Per me era inconcepibile separarmi dalla bimba, non riesco a capire perché si dovrebbe preferire lasciarli nel nido. Quando sono stata ricoverata per partorire, prima di essere portata in sala parto mi hanno fatto stare per un paio di ore nella stanza. Era notte fonda, e a fronte di tre letti, sentivo molte presenze nell’oscuritá. Io ero fuori di me per il dolore, non capivo molto, ma papino mi ha detto che in ognuno degli altri due letti c’erano una neo mamma, un bimbo nato da poche ore ed un papà, stretti in un grande abbraccio. Questa atmosfera mi è stata di grande conforto in quei momenti. Alla fine però ho scongiurato di essere portata in sala parto perché non mi tenevo più, la voce mi usciva da sola, ma non volevo disturbare quei due bellissimi quadretti 🙂

    1. Credo ci sia bisogno di contenimento, di appropriarsi di uno spazio proprio, questo aiuta tantissimo. Le donne anche nell’antichita’ costruivano un riparo dover poter dare alla luce il loro bambino e cosi’ fanno anche gli animali, le gatte si appartano, un angolo, una cesta, qualcosa di loro, di sicuro dove poter essere a proprio agio. E cosi’ e’ il nostro bisogno di intimita’! Grazie!

  7. Ciao care mamme e grazie ad Elena, voce d’oro di questo angolo lattesco.

    Volevo dare il mio contributo al dibattito sul rooming in, perché la mia esperienza potrà fare sorridere alcune di voi.
    Io ho avuto 4 figli tutti all’estero, in Francia, e tutte codeste creature il rooming in lo hanno sperimentato eccome, fin dal primo giorno della loro vita, perché in molti paesi questa modalità è più che scontata, anche se non imposta.

    Non viene obbligato nessuno, ma la maggioranza delle mamme si addormentano (o no) con il loro neonato accanto, com’è giusto che sia.
    Quando partorii della mia prima figlia (cesareo d’urgenza dopo un travaglio molto lungo e angoscioso), le ostetriche mi chiesero se volessi allattare (si’ gridai io) e allora, piene di compassione, mi dissero che me l’avrebbero portata ogni volta che era necessario perché nelle mie condizioni non potevo proprio alzarmi e prenderla da sola.
    Feci loro promettere di portarmela ogni volta che piangeva. Lei arrivava paonazza perché io ero nella stanza più lontana dalla famigerata “pouponnière” (cosi’ mi dissero), e io le davo la tetta. Mia figlia si svegliava più o meno ogni ora (e continuo’ a farlo peraltro per tanti mesi ancora). Le ostetriche arrivavano e mi richiedevano ogni volta se non preferissi dormire (parevano più stanche loro di spingere la culletta che io di praticare dell’insonnia con la pancia ricucita da poche ore).
    Ma dopo il primo giorno, quando finalmente riuscii ad alzarmi e a percorrere faticosamente il lungo corridoio che mi separava dalla pouponnière,l’enormità della cosa mi si sbatté in faccia e capii perché spontaneamente avevo chiesto al personale di portarmi mia figlia ogni qualvolta fosse possibile.
    Tutti i bebè erano li’, alcuni dormivano, nei loro lettini minuscoli, ma uno si era svegliato e aveva cominciato a piangere. Mia figlia no, dormiva beata, ma quel bimbo strillava e un membro del personale era venuto a vedere e poi se n’era andato. Nessuno veniva per lui, poi mi spiegarono che a quell’ora non avrebbe dovuto svegliarsi, e io risposi che pero’ si era svegliato e si sgolava.
    Andai via arrabbiata, arrancando per il male e spingendo via il carrello in cui dormiva mia figlia di un giorno, e mi misi a piangere per quel bimbo che tutti potevano sentire ma che nessuno voleva ascoltare.
    E capii anche perché mia figlia mi arrivava rossa e fradicia di lacrime e sudore, capii che questo personale guardava l’orologio e regolava l’allattamento con le lancettte, e aspettava che ce ne fossero almeno 3 o 4 o 5 in preda all’isteria (perché signora devono piangere convinti, a volte si riaddormentano sa !) per portarli alle mamme.
    Nonostante la cicatrice, l’impossibilità di dormire e gli alri mali, mia figlia rimase in camera con me e non la lasciai più.
    Per gli altri figli, bé, mi sono motivata, ragazze mie, e ho fatto tre bei parti naturali, e cosi’ nessuno ha mai avuto un pretesto per portare via uno dei miei piccoli.
    Ed è vero che il rooming in è una bella fatica, ma ci sono fatiche che valgono di più di qualsiasi cosa nella vita, e di quelle fatiche non mi sono mai stancata.
    Parola di Silvia.

      1. Di nulla, cara Mammerri, è una storia vera. Fa bene a volte raccontarsi, e gli altri che ci ascoltano si accorgono di non essere soli.

      2. e si capisce perfettamente che e’ uan storia VERA; ma di quelle vere veramente, vere da farti immedesimare. vere da far commuovere. Stupendo, grazie mille per esserti raccontata e avermi resa partecipe di questo bellissimo ed emozionante vissuto!

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