Lui fa i capricci e tu lo vizi.

Mi sono scontrata con una cultura che, per alcuni versi, puo’ sembrare avanti anni luce rispetto a noi per servizi proposti ed inizizative guidate che accompagnano la famiglia durante la geniorialita’, invece per altri tanto retrograda e superficiale. Tutto il mondo e’ paese e la cultura del distacco propinata a destra e a manca da schermi, pubblicita’, eventi e, ciliegina sulla torta, pediatri (spesso), rimane in voga e prende piede sempre di piu’ in una societa’ che non sembra avere il tempo giusto da dedicare ai piccoli.

Una domanda pero’ me la faccio, nella maggior parte dei casi, per non far di tutta un’erba un fascio, un figlio e’ stato voluto, o tantomeno gli e’ stato concesso di arrivare e normalmente da persone adulte! Possibile che ancora oggi, alle soglie del “teletrasporto” si pensi ancora che i piccoli d’uomo siano finti e non liberi di esprimere sensazioni emozioni e bisogni quando lo desiderano? Adesso devi tacere perche’ e’ ora  di fare la nanna, ora apri la bocca perche’ e’ ora di fare la pappa.  A volte si agisce postponendo i nostri istinti alle imposizioni indirette esterne che sottili arrivano nelle menti dei genitori. Devo dormire e riposare bene sempre, mamma e papa’ devono avere la loro intimita’ altrimenti la coppia potrebbe subire un duro colpo, i bambini si devono abituare a stare soli anche previo il pianto, dimostrare troppo affetto potrebbe rendere i maschietti delle femminucce e le bimbe delle viziatelle stimoline pretenziose. Ascoltare non e’ concesso, troppa fretta per lavorare, uscire, fare compere, divertirsi, social network, telefono, I (qualcosa, c’e’ di tutto), e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

Ma se fossimo nati a Bali, dove i piccoli una volta venuti al mondo non toccano terra per almeno il primo anno di vita? Avremmo fatto della cultura il nostro stile di vita o ci saremmo opposti? Forse trasferendo la situazione che si ripete ad ogni nascita da qui a la’, avremmo scelto di seguire il “come fanno tutti” . La cultura radicata in noi ci avrebbe fatto agire secondo tradizione ma il sostegno sarebbe stato differente credo. In oriente infatti i nuclei famgliari si uniscono e si stringono attorno ad una nuova nascita per dare sostegno ai neo genitori ed aiutarli nel portare avanti il loro cammino in modo snello, dando presenza e costante supporto. Le donne trasmettono saperi di maternage e tutto quello che serve per una buona crescita felice.

L’occidente, il brillante ed avanzato per eccellenza, promuove sconti e pubblicita’ per latti artificiali, svezzamento precoce, stupende camerette con tanto di armadio quattro stagioni per neonati, accessori vari per madri e bambini, tanta informazione su niente e niente di qualcosa. Ci si ritrova sole a casa a spulciare pagine internet per trovare numeri verdi, per parlare con una voce metallica che possa darci qualche consiglio pratico e per trovare un minimo di sostegno. Ma dopo un po’ ti scocci! E quando senti di aver ormai fallito in qualcosa inizia trovare qualche risposta e ti vien voglia di mandare tutto al diavolo.

Credo che in questo caso il problema non sia nell’essere genitore ma nel voler essere qualcosa che la massa ha deciso per noi. Un passo indietro a volte puo’ essere provvidenziale. Ci sono modelli che funzionano nella singolarita’ dei casi, stili di genitorialita’ che vengono intrapresi in modo diverso, in maniera naturale e non per questo criticabile. La “naturalezza” infatti e’ soggettiva, ogni punto di vista deve essere rispettato e supportato non divelto e denigrato. La naturalezza sta nell’essenza del COME ci si approccia al cambiamento, se viene da se’, se vai perche’ detro di te sai. Forse si dovrebbe operare per permettere alle coppie di non sentirsi mai spaesati o diversi nel seguire scelte dettate dall’istinto.

Diventare genitori  implica un’importante sconvolgimento nelle priorita’ di vita, e secondo me, senza nulla togliere al volersi bene come persona, il superfluo puo’ attendere. Una delle tante sfumature della vita genitoriale sono le occhiaie da sonno arretrato, il mal di schiena da sonno condiviso, il bruciore di stomaco per pasti saltati. Beh fa parte del gioco e si accetta tutto questo se siamo noi a sceglierlo. Se invece le occhiaie derivano da sonno arretrato si, ma a causa di un pianto sgolato perche’ devo a tutti i costi mettere a dormire tutto solo mio figlio come dice il pediatra o la vicina di casa, beh allora capisco che tutto diventi piu’ difficile.

Il tentativo pero’ non e’ mai ammesso perche’ capirsi vicendevolemente vivendosi per una neo famiglia non e’ ammesso. Infallibilita’ e controllo totale su tutto deve per forza essere garantito in ogni momento e la causa di pianti o reclami viene sempre buttata li: lui fai i capricci e tu lo vizi. Credo che ci siano tanti aspetti da valutare, ogni situazione e’ a se’ e ogni famiglia, sul divenire, deve sentirsi proprietaria di una conoscenza che non deriva da fonti estrerne e da condizionamenti vari ma solo da cuore e pancia.

balimammerri
Io a Bali. Accanto a me una mamma con il suo piccino ovviamente portato!
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7 thoughts on “Lui fa i capricci e tu lo vizi.

  1. Diventare mamma e’ l’istito vitale che noi donne abbiamo, ma nel momento in cui lo diventiamo, paradossalmente lo perdiamo. Gia col crescere della pancia, la medicalizzazione della gravidanza, alcune volte necessaria altre volte superflua,fa perdere di naturalezza il momento magico della vita che stiamo vivendo. Una mamma sa se suo figlio sta bene, lo sa Istintivamente non serve l’ecografia anche se ripeto e’ giusto farla. Stessa cosa quando nasce, noi mamme sappiamo se sta bene, se ha bisogno di mangiare, bere, dormire…molte volte pero’ influenzate dal mondo che ci circonda perdiamo l’istinto e il collegamento misterioso che ci lega al nostro cucciolo. Dovremmo ricordavi che arriviamo dal mondo animale e nel mondo animale ogni mamma sa cio di cui ha bisogno il suo bimbo. Per quanto riguarda le coccole, il tenerlo in braccio…be’ non ho mai visto un ragazzo di 20 anni in braccio alla mamma. Altra cosa non meno importate e’ il legame con il compagno/marito. Questo legame con la gravidanza subisce sicuramente un cambiamento, ma anche qui se l’intelligenza e il buon senso sono la regola principale di convivenza si capisce subito che la priorità non e’ piu la coppia ma il figlio. Cio nonostante l’equilibrio nuovo che si instaura deve necessariamente svilupparsi attorno alla coppia. Non c’e famiglia senza coppia, non c’e famiglia senza bambino.un abbraccio da una mamma che ti segue sempre!

    1. Ciao cara Giulia, il bello di essere genitori e’ anche riscoprire un aspetto di coppia piu’ profondo! Un amore ancora piu’ grande e matura. La coppia rimane la cellula fondamentale della famiglia che si circonda di piccoli tutto attorno, li ama e li fa crescere amandoli! Grazie mille per avermi lasciato il tuo pensiero scritto qui ( non vediamo l’ora di rivedervi 😉 …ho capito chi sei mi sa’! 🙂 un bacione

  2. Noi donne cresciamo spesso con l’idea che essere madri sia come sono madri le donne intorno a noi, le nostre madri e le madri delle loro madri, e spesso non ci soffermiamo a considerare come vogliamo essere madri. Non ci fermiamo a pensare se il “così fanno le altre e quindi faccio anche io” sia il modo giusto per noi, come se non ci fosse nulla da chiedersi, come se non ci fosse alcuna altenativa. L’alternativa in realtà è sempre stata sotto i nostri occhi e ci ha concesso di arrivare dove siamo. La genitorialità ad alto contatto è stata il “così fanno tutte” per millenni, perché era naturale seguire l’evoluzione del bambino tenendolo vicino e accompagnandolo a crescere. perché era esigenza delle madri come dei bambini. Perché era questione di sopravvivenza. Adesso la genitorialità ad alto contatto è diventata il “così lo vizi” e chi la sceglie è “un po’ strana”. Ma queste donne “un po’ strane” che dormono con i bimbi nel lettone, che allattano a lungo, che portano addoso i figli, che fanno scelte fuori dal coro, sono sempre di più e non è difficile conoscerne qualcuna. I loro bimbi porteranno un messaggio nuovo nel mondo e le donne di domani e di dopodomani troveranno un po’ meno strane queste mamme, al punto da chiedersi se non sia il caso emularle! 🙂

    1. Ciao Manuela! Grazie mille per esser passata e per avermi lasciato un commento. Hai perfettamente ragione e concordo su tutto. L’obiettivo che nel mio piccolo mi pongo e’ quello di naturalizzare anche agli occhi altrui l’accudimento continuo ed amorevole sperando di non esser additata come “strana”. Spero anche che come dici tu, questo amore che si manifesta attraverso la genitorialita’ possa espandersi sempre piu’ e un bimbo alla volta, cambiare un pochino il mondo. Un abbraccio e torna quando vuoi!

      1. anch’io nel mio piccolo, cerco di farmi promotrice di questo cambiamento, sia nella vita reale, che in quella virtuale, attraverso il mio blog…mi rendo conto però, che questi pregiudizi sono dettati anche dal senso “pratico” di chi ci vorrebbe (un’altro po’) al lavoro il giorno dopo il parto, di chi cerca di convincerci che ci serve un lettino e un ciuccio per far dormire i nostri figli, che allattare a letto è pericoloso (sei pazza? c’è la SIDS!), che bisogna dare aggiunta così dorme tutta la notte (nel lettino)… insomma dietro tutto questo, c’è la logica dei consumi e del denaro: una logica disumana, per cui i figli non devono “intralciare” il nostro lavoro, indispensabile per comprare il necessario e costoso corredo di LA, biberon, pannolini, cameretta, trio ecc… perché i bambini costano! Ma come faranno nel 3° mondo, dove la natalità è molto più alta che in occidente?

  3. Hai ragione Loredana, il messaggio che “i figli costano” è piuttosto diffuso ed è così pressante da aver convinto gran parte delle persone a fare una serie di acquisti assolutamente inutili prima e dopo la nascita. Questo mi fa molto riflettere sul fatto che la mancanza di sapere e di esperienza diretta della nascita e dintorni nella vita delle donne vada a compensarsi nella compulsione all’acquisto. Per tutta la vita la nostra società ci spinge a competere, produrre, mettere da parte l’istinto in favore della logica, trascurare il corpo in favore della mente, lottare per emergere, coltivare le capacità imprenditoriali, far carriera, affermarsi, dimostrare di essere valide e affidabili per poter coprire incarichi di prestigio, dedicare noi stesse all’esterno dimenticando persino le nostre esigenze. Poi un giorno ci accorgiamo che stiamo per avere un bambino e non abbiamo mai preso in braccio un neonato, non ci siamo mai interessate di cosa significa allattare e probabilmente crediamo di poterlo fare solo se avremo la fortuna di avere il latte ma dato che è una cosa rara è meglio comprarsi tutto il necessario per allattare artificialmente, cambiare un pannolino ci sembra un compito più difficile del bilancio di una multinazionale, le competenze che abbiamo conquistato per essere competitive, ambiziose, produttive nel mondo in cui viviamo sembrano inservibili, crediamo che la nuova vita possa essere gestita come un ordine del giorno e una volta assolti i compiti principali: poppata, ruttino, cambio pannolino, nanna, ci lasci svolgere le nostre attività di sempre. Così compriamo tutto quello che ci mostra la pubblicità, crediamo che al negozio ci dicano davvero cosa serve per essere mamme, ascoltiamo terrorizzate i racconti di parto di tutte le amiche, parenti e sconosciute che si sentono in dovere di narrare gesta eroiche e tremendamente dolorose al riguardo, sviluppiamo una certa ansia verso l’evento e tendiamo a dimenticare che abbiamo la possibilità di scegliere. Possiamo uscire da tutto questo semplicemente considerando che tutto questo non è il solo modo. E che esiste anche il nostro.
    Quando le donne potranno di nuovo sperimentare con naturalezza la maternità, osservarla senza sovrastrutture, considerarla naturale e splendida, stare vicino ad altre madri e partecipare di una serena quotidianità prima di essere a loro volta madri, credo che non esisteranno più Estivill che tengano, non ci saranno ansie da pannolino, non ci si chiederà dove mai debba dormire un bambino, non si metterà in dubbio la capacità di ogni madre di allattare il suo bambino, si ascolterà di più il proprio corpo e il proprio istinto ancestrale (che abbiamo tutte ma a volte è sepolto sotto un cumulo di falsità socialmente condivise, condizionamenti culturali, strutture maturate negli anni e nelle generazioni) e fare la madre sarà di nuovo la cosa più naturale del mondo. Oh mamma… ho scritto un papiro! Scusatemi!!

    1. perché ciò sia possibile, bisogna attuare un contro condizionamento culturale, già a partire dall’infanzia (nell’acquisto dei giocattoli, per esempio) e dare alle mamme lavoratrici il tempo materiale per imparare a fare le mamme, seguendo il proprio istinto e senza essere influenzate dalle idiozie “socialmente condivise” e dai pregiudizi di chi sta loro intorno. Per questo credo sia necessario allungare il congedo di maternità (se vieni a trovarmi sul mio blog, c’è il link per firmare la petizione…se sei interessata, posso inviarti il codice per inserirlo anche nel tuo)

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