Mio marito non se la sente di assistere al parto. Chi scegliere di avere accanto?

Si cerca un bimbo, si ha un test positivo, la conferma della analisi, la pancia cresce, la culla si prepara, i vestini si ammucchiano e il fasciatoio si sistema per bene. Poi si inizia a frequentare qualche corso pre parto, magari anche qualche seduta di ginnastica dolce e posturale, dei gruppi di ascolto e condivisione per mamme in attesa e amiche con il pancione loro stesse. Inizialmente la domanda non ce la si pone nemmeno, ma dopo vari silenzi (che tu pensi siano assensi) capisci che non ce n’e’. Il tuo compagno teme di non essere in grado di poterti stare accanto nel momento della nascita.

Pareri personali non sono qui per darne ma vorrei raccontare una vicenda che ancora oggi non ho capito se sia frutto di fantasia e tramandi di bocca in bocca, oppure sia realta’.

Accettazione: la madre entra con le contrazioni accompagnata dal marito. La dilatazione e’ quasi completa per cui le ostetriche in servizio la fanno accomodare direttamente in sala parto. Il marito titubante le inventava tutte per poter uscire sovente dalla stanzetta, un po’ di aria, un po’ di acqua, una passeggiata, una telefonata rassicurante a casa. Insomma, il tempo passa ed ecco avvicinarsi il momento della nascita. Sbadabam! Il povero papa’ in divenire si accascia svenuto al suolo alla vista della prima gocciolina rossa. In sala parto un grande fermento, infermieri per poter rianimare il malcapitato e una mamma confusa e presa dalla situazione.

Dunque, come per il resto delle occasioni, durante la vita di coppia e di famiglia, credo che il dialogo sia importante e fondamentale. Puo’ essere, che in un frangente come questo, cosi’ delicato e particolare (diciamolo, non si partorisce o si vede partorire proprio tutti i giorni eh?!) non ci si senta a proprio agio. La difficolta’ nel dire: temo di non riuscire ad entrare e’ troppa, ma d’altro canto pero’ si sta cercando di prevalere sulla volonta’ in modo sbagliato, soffocando verita’ ed emozioni che si sa, non sempre si possono controllare.

Ecco perche’ forse, sarebbe meglio dimostrare sincerita’ e limpidezza: “non me la sento” o “preferisco a lei a te, so che mi sentirei piu’ serena”. La figura dell’ostetrica o figure di accompagnamento e sostegno differenti (doula, mamma, sorella, papa’…) possono giovare in egual modo facendoci sentire bene e a nostro agio. Senza la preoccupazione che qualcun’altro che ci e’ accanto possa da un momento all’altro stendersi “a pera cotta”.

Conosco donne che hanno voluto accanto la suocera, direte, “pazza!”. Invece era la figura con il temperamento ideale per sentirsi bene. Ogni scelta e’ a se’ e ognuno sa in fondo cosa preferire.

La testa sgombra, un accompagnamento sereno, sapere di esser tranquille sotto tutti i punti di vista, ce lo dobbiamo!!! Quindi non credo sia giusto forzare situazioni in bilico o decisione non mature (nel senso di interiorizzate).

Poi e’ ovvio, sarebbe stupendo per entrambi vivere la reciproca vicinanza ma solo se questa puo’ essere un momento di unione, crescita e fortifcazione, se e’ una paura: meglio astenersi!

 

l

 

 

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5 thoughts on “Mio marito non se la sente di assistere al parto. Chi scegliere di avere accanto?

  1. In effetti, avere affianco una persona che si sente a disagio in quella situazione, a prescindere dal tipo di parto che si deve affrontare (anche in sala operatoria non può entrare) può essere motivo di ulteriore ansia (che in entrambi i parti non giova affatto) e nervosismo…ci vuole calma e sangue freddo… prima, durante e dopo…

  2. Il dato di fatto è che noi donne dobbiamo entrare in sala parto, non possiamo dire: “Non me la sento”, perché chi è che partorisce? Noi ovviamente. Per cui ritengo doveroso per un padre entrare in sala parto, visto che c’è la possibilità. Quando ho avuto la mia prima figlia, nell’ospedale dove ho partorito non c’era ancora (per colpa di un primario con mentalità molto vecchia), e mio marito non è potuto entrare. Mi è molto dispiaciuto, infatti la seconda figlia l’ho avuta in un altro ospedale (anche se credo che nel primo le cose fossero già cambiate) e mio marito è entrato, un po’ riluttante ma contento poi di averlo fatto. Noi donne abbiamo bisogno in quel momento della presenza del nostro compagno, genitori suocere e amici sono un di più, è una cosa fatta in due e in due bisogna affrontarla, nel limite della natura. Sarò un po’ quadrata, ma è così che la penso.

    1. Maryonn, li per li se succedesse a me credo che dire: eh no bello, muovi le chiappe e stai li con me! ma ripensandoci ne ho sentite di ogni: mariti svenuti, mariti portati fuori dalal sicurezza perche’ dal nervosismo volevano accendere una sigaretta senza uscire, svenimenti, ingombri e intoppi di ogni tipo e purtroppo quasi tutti eventi reali 😦 quindi che dire….. piuttosto che un marito che crea disagio…meglio sole! 😉

  3. Meglio sole già da prima, se non mi stai da vicino nel momento in cui ho bisogno, che marito o compagno sei? C’è questa possibilità (che un tempo non c’era) perché perderla? O devo pensare che i ragazzi d’oggi sono troppo mammoni e senza nervo? Spero tanto di no.

    1. Mi associo alle tue speranza, ma capita, capita spesso, in rarissimi casi, anche per volonta’ della madre che preferisce un’altra figura, con magari un temperamento diverso, al marito o compagno.

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