Il RISPETTO spiegato ai miei bimbi

ufffffff……ommmmmmm…….OMMMMMMMM…..(sto meditanto e nel contempo organizzando le idee, si capiva?)

“Perche’ TU, si, PROPRIO TU giovanotto, mi devi RISPETTO. Hai capito bene????!!!!!Io sono tuo padre e mi DEVI rispetto!”

Tutto questo condito di tono quasi urlante e timpano-infastidente, dito sventolante e occhio iniettato di sangue. Poi ovvio: vene del collo ingrossate ed in evidenza, denti in vista e pressoche’ digrignati, nonche’ altra mano che stringe il pugno tremolante.

Boh. Scusa facciamo un passo indietro. Cosa dice codesto elegante e mesto soggetto?  Penso io. Questa scenetta all’attesa del tram. Gia’ che sei in pubblico, contieniti, e poi scusa, RISPETTO di chi?

Il simpatico e baldanzoso tizio aveva invece un interlocutore mesto e molto rassegnato, un bimbetto di quattro anni a darglieli tutti, che lo guardava con occhioni rovesciati ed intristiti, tutto ovviamente in silenzio (della serie: orecchie basse e coda in mezzo alle gambe)

Rientrando, mentre il procedere lento del tram mi cullava in un pre-abbiocco post pranzo, mi sono chiesta se la richiesta avanzata dall’adulto (o meglio l’imposizione)  era legittima, o se almeno poteva esserlo per me, non essendo a conoscenza dei retroscena. Beh, li per li mi sono chiesta: “ma cosa avra’ combinato questo piccolino per meritarsi una reazione del genere!?”  Non credo che in ogni caso anche un brutto scherzetto o una marachella di quelle con la EMME maiuscola potrebbero giustificare un comportamento di questo tipo nei confronti di un piccolo, a cosa servirebbe? A minimizzare, schernire, giudicare e rendere indifeso un piccolo che invece, avrebbe bisogno di modelli esemplari a cui ispirarsi, senza mai soffocare e mettere a tacere le proprie inclinazioni caratteriali.

Ho proiettato l’evento su me stessa, su quello che ogni giorno cerco di fare e spero nel modo piu’ giusto e garbato possibile, ho messo me stessa al posto del bambino. Di cosa potrei aver bisogno per imparare cos’e’ il rispetto? Se io DOVESSI rendere rispetto a qualcuno dovrei prima comprendere di cosa si tratta!

Credo che questo concetto cosi’ sottile quando difficile da percepire ed ancor di piu’ da trasmettere, sia un grande scoglio per ogni famiglia ma che potrebbe trasformarsi in un ottimo compagno di crescita naturalizzandolo: mettendolo percio’ in scena giorno per giorno.

Se io, piccino, vedo mamma e papa’ trattarsi con le dovute maniere, lasciandosi a vicenda gli spazi per comunicare in tranquillita’ e pace anche io capiro’ che e’ meglio preferire il dialogo all’aggressivita’ di parola.  Potrei comprendere che il rispetto di una persona lo si ha anche per lo spazio che le si da per aprirsi.

Se io a spasso con la mamma getto una cartaccia a terra e lei, raccogliendola, mi accompagna al pattume piu’ vicino per buttarla assieme, capiro’ che anche io posso arrivare da solo al cestino e che il sentiero e’ piu’ pulito senza la mia cartaccia. Il rispetto non e’ solo verso le persone ma vale per tutto cio’ che mi circonda.

Se io e il mio fratellino quando ci azzuffiamo per decidere quale gioco tocca a me e quale a lui, ci scambiassimo i pezzi preferiti per qualche minuto, allora capiremmo il reale valore che hanno per noi. Nessuno dei due priverebbe l’altro del “privilegiato” e tutti e due potremmo giocare insieme sereni. Potrei capire che il rispetto non ha eta’ e che quello che non vorrei fosse fatto a me non avro’ piacere di farlo ad altri.

Se al momento della cena dico “non ho fame” e mamma mi da una razione misurata di cibo spiegandomi che non é buona cosa sprecare il pasto capiro’ che quello che dico, che esterno, ha un valore. In questo caso il mio piatto adatto allo stomaco poco brontolante mi ha insegnato ad essere rispettoso verso il cibo, verso chi non puo’ permettersi di saziarsi come me e verso i miei commensali che comprano e preparano la cena per tutti.

Potrei, penso, andare avanti all’infinito perche’ dietro ogni gesto ed azione quotidiana si cela un’insegnamento. Credo che se io fossi stata nei panni del bimbo incontrato per strada avrei solo capito che per farsi rispettare si puo’, anzi si deve, urlare, alzare le mani ed imporre. In piu’ non avrei mai compreso che il rispetto prima di pretenderlo lo si deve dare.

I figli cambiano, cavoli se cambiano, i giorni corrono, sempre piu’. E’ la vita che va. L’esempio, le parole, i gesti, la comprensione, la benevolenza: questi vanno piu’ lenti e nel tempo rimangono. Si insinueranno dentro e cresceranno maturando con i piccoli di oggi che saranno gli adulti di domani. Credo che i bimbi, per una gran parte di essi, riflettano e riproducano l’intorno che li circonda, se come genitori siamo pronti a dare un esempio, un modello che accompagna, spiega e tende la mano, allora i semi del rispetto cresceranno. Senza violenza verbale verso chi e’ scoperto e vulnerabile, senza violenza fisica, ma in pace. Pretenzioso e scorretto pretendere qualcosa da qualcuno senza che questo lo abbia mai conosciuto o almeno visto in te!

Poi ovvio, se do l’orso a lui e la pecora a lei scattano le urla, ma uno scambio veloce e zac! Con un “per favore” un po’ urlato e stizzito, tutto si risistema! Ma lasciamo che ogni giorni possano assorbire da noi qualcosa di buono, senza che siano loro a pregarci di farlo.

questo post partecipa al Blogstorming di genitoricrescono

rispetto mammerri

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7 thoughts on “Il RISPETTO spiegato ai miei bimbi

  1. Bel post e sono d’accordo che per insegnare ai piccolissimi il rispetto, l’unico sistema sia l’esempio…qualche volta però, si perde la pazienza comunque, magari quel papà ha fatto la prima e unica sfuriata della sua vita proprio sul quel tram!!
    Bentrovata grazie a genitori crescono!
    Se vuoi leggere il mio post sul tema del mese, lo trovi qui:http://www.mammavvocato.blogspot.it/2013/02/rispetto-la-responsabilita-di-dare.html

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