Vivere da stranieri e imparare in famiglia a crescere tolleranti e rispettosi.

E’ di oggi la notizia di una ragazza adolescente vittima di pestaggi per portare una “colpa” insita e della qualche di certo non puo’ svincolarsi, e’ di colore.

La domanda sorge spontanea, come puo’ accadere tutto cio’, come puo’ succedere proprio oggi un tale scempio e collasso dei valori esistenziali, personali e inalienabili proprio nelle generazioni che saranno il futuro del mondo?

Sovente ci si appiglia a ragioni confuse: battibecchi, rivalita’, dispetti. Ma quante sono reali? E in ogni caso: sarebbero gisutificabili? No.

Quindi sgombriamo il campio da tutto il corollario di opinioni, ragioni vaghe e non nitide e mettiamo nero su bianco una e una ragione: razzismo.

 

 

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Nella sua definizione più semplice, per razzismo si intende la convinzione preconcetta e scientificamente errata (come dimostrato dalla genetica delle popolazioni e da molti altri approcci metodologici), che la specie umana sia suddivisa in “razzebiologicamente distinte, caratterizzate da diverse capacità intellettive, con la conseguente idea che sia possibile determinare una gerarchia di valore secondo cui una particolare e ipotetica “razza” possa essere definita superiore o inferiore a un’altra.
La cosa davvero sconcertante e’ che siano giovani, ragazzi, virgulti ad affrontare di petto e nel modo piu’ errato e sbagliato queste diatribe che nascono sulla base di niente e sfociano in drammatici episodi che segnano e colpevolizzano chi di colpe non ne ha.
Si puo’ vivere insieme? Si puo’ tollerare l’altro anche se con peculiarita’ diverse dalle nostre? Si puo’ rispettare in modo imprescindibile, scontato e totalizzante? Ma soprattutto:ci si puo’ sentire meno padroni di qualcosa che ci e’ stato solo prestato? Il mondo per cosi’ com’e’ ci e’ stato messo fra le mani, e noi, mettendo al mondo figli qui, proprio su questa terra, abbiamo il compito di preservarlo e migliorarlo.
Reazioni violente, discriminazioni, allontanamenti che dilagano fra le generazioni violente. Credo che la causa sia fa cercare alla radice: non e’ tollerabile da tanti vivere insieme, cogliere le differenze e farne una ricchezza ed occasione di crescita personale.
Se in famiglia, la prima comunita’ e cellula fondamentale della societa’, non viene insegnata la convivenza pacifica, la collaborazione, la tolleranza e il rispetto, come potranno i nostri bimbi metterli in pratica con altri?
Con questo non voglio rovesciare, come spesso capita, le responsabilita’ sui genitori, ma solo risottolineare, e se non ho ragione mi bevo tutta la camomilla che ho qui davanti (bustina compresa) e mi ustiono la bocca, quanto troppo spesso il “nuovo” “diverso” e “particolare” viene preso di lira per sfogare rabbie represse, forse derivanti proprio da situazioni famigliari pesanti e irrisolte.
Sono straniera in terra straniera, ho figli stranieri come me che frequentano e frequenteranno altri stranieri in terra straniera, ho amici e avremo amici stranieri a loro volta. Legami multiculturali, abitudini diverse, piacevoli apprendimenti. Il saper stare insieme si impara assieme, vivendo con gli altri e non sentendosi padroni di qualcosa su cui siamo solo di passaggio.
Per chi volesse capire meglio a cosa mi riferisco guardate qui
bimbi del mondo
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3 thoughts on “Vivere da stranieri e imparare in famiglia a crescere tolleranti e rispettosi.

  1. Tema complicato… Noi fin da subito ci siamo posti l’obiettivo di crescere le nostre bambine nel rispetto di chi è straniero o comunque ‘diverso’ in qualche modo, si perchè non sono ‘discriminati’ solo gli stranieri, lo sono anche gli omosessuali, chi fa scelte di vita ‘alternative’, addirittura un vegetariano si può trovare additato e deriso, o anche solo tu genitore perchè hai esonerato tua figlia di 3 anni dall’insegnamento della religione all’asilo… se vivi in un contesto rurale, succede anche questo. Speriamo di riuscire nell’obiettivo, lo scopriremo tra un pò di anni, intanto cerchiamo di fare loro respirare ‘aria buona’ e speriamo loro sappiano trarne il massimo beneficio culturale.

    1. Tema complicato, con il quale di giorno in giorno mi trova a far due chiacchiere. In questo momento, pensando a quanto succede e a quanta poca tolleranza ci sia, sono felice di vivere in una citta’ multiculturale all’ennesima potenza, accogliendo aspetti positivi e negativi del caso ovviamente! 😉

  2. Avrei molti episodi da citare visto che sono pure io straniera in terra straniera, ma mi limito a dare 2 spunti di riflessione: mia madre e mio padre, negli anni 80 vissero due anni a miami, loro argentini e bianchi, discriminati spesso e volentieri tra americani di colore. Perchè? Perché il razzismo genera odio, e l’odio resta nelle famiglie e si rigenera se non si estirpa, e per assurdo chi prima subiva poi attacca.

    Io in Italia, ormai 19enne, lavoravo presso una grande azienda, di fianco a me c’era la direttrice del personale, (solitamente senza farlo apposta sono figure davvero bastarde!) che sbraitava contro i dipendenti e un ramo in particolare: “questi extracomunitari di m**da!” E io pronta e senza peli sulla lingua: “Grazie Signora”, e lei con una vergogna infinita, ma con la risposta pronta: “e tu che c’entri? tu sei diversa”…. e giá io sono bianca, scolarizzata e di “stampo europeo”…. vabbè

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