Adottare un bambino.

Ho trovato queste parole su un trafiletto di  una pagina facebook, Mamafrica, bellissime parole che mi hanno toccata.

Ci si puo’ sentire madri senza aver portato in grembo per nove mesi il bimbi che chiami “mio figlio”? Ci si puo’ sentire rinate con il suo arrivo? Ci si sente pervase da quella sorta di ansia-inquietudine-pensiero continuo che ti fa sperare giorno per giorno che tutto vada bene, il suo benessere e serenita’?

Se l’adozione, in qualunque, e dico qualunque sua forma, E’ PER LA VITA, per far crescere l’amore, perche’ la si ostacola spesso? Perche’ la si addita come una scelta “diversa”? In una societa’ dove solitamente il “diverso” viene automaticamente considerato “da meno” é ovvio che si finisce per categorizzare ingiustamente scelte a mio parere nobili. Una scelta d’amore non puo’ che essere una scelta giusta e buona.

“Mi chiamo Alice e ho 24 anni. La mattina insegno francese in una scuola elementare e il pomeriggio lavoro in un orfanotrofio. È qui che inizia la mia storia. Un giorno ero nella camera dei bambini che hanno tra le poche settimane e i 6-7 mesi di vita. La stanza, come al solito, puzzava di latte, pannolini sporchi e sudore. Nel letto in fondo a sinistra due bambini dormivano placidamente, mentre uno invece piangeva a gran voce. Mi sono avvicinata al letto e l’ho preso in braccio. L’ho cullato per un po’, ma lui non smetteva di piangere, allora ho iniziato a cantare Somewhere over the rainbow e lui… ha smesso. Mi ha preso un dito con la sua manina e mi ha gaurdata. Siamo rimasti così, dito nella mano, occhi negli occhi, per non so quanto. E dentro di me è scattato qualcosa, un qualcosa di caldo che mi ha fatto battere forte il cuore e poi è finito nello stomaco, facendomelo contorcere.

Da quel giorno io e il bambino, che in realtà è una femminuccia (l’ho scoperto cambiandola, perché quel giorno aveva addosso dei vestiti da maschietto alquanto malconci) siamo diventate inseparabili. Ogni pomeriggio, dopo il lavoro, corro da lei e ormai tutte le nanny dell’orfanotrofio mi conoscono e mi lasciano prendermene cura. Faccio tutto per lei: la cambio, le dò il biberon, la lavo, la porto a fare passeggiate nel cortile, le pago le medicine quando si ammala (e, credimi, qui è un pullulare di malattie). Mi sono assicurata che il medico dell’orfanotrofio la visiti almeno una volta alla settimana e una volontaria fisioterapista mi ha insegnato gli esercizi che posso fare con lei ogni tanto per tenere allenati i suoi muscoli.

Sono passati due mesi e Keung Anh (questo è il suo nome) migliora di giorno in giorno: i capelli le sono cresciuti in quantità, gattona e sta mettendo su i dentini. E sorride. Sorride tantissimo. Ogni piccolo progresso mi commuove fino alle lacrime e allo stesso tempo mi rende fierissima di lei. Quando però, per un motivo o per l’altro, non vado all’orfanotrofio mi preoccupo fino a diventare ansiosa: voglio sapere con chi è, cosa fa, se piange e se c’è qualcuno che la può consolare, se le cambiano il pannolino e soprattutto se la trattano bene. Non averne la certezza è una cosa che mi fa impazzire. Questo miscuglio di sentimenti, gioia, dolore, preoccupazione, esaltazione… sono quelli di un genitore?

Vorrei veramente essere la sua mamma. Ho controllato le leggi italiane e ovviamente per una donna come me, single, senza un lavoro (mi sono laureata a settembre) e una casa sua, adottare è impossibile. Anche per le leggi vietnamite è quasi impossibile adottare un bambino senza essere sposati. Ma poi mi dico, anche se potessi adottarla, con quali soldi la crescerei? ”

Come ci poniamo dunque davanti ad una simile situazione? Io credo che se per un momento calzassimo scarpe diverse ed indossassimo vestiti non nostri tutto potrebbe cambiare aspetto, perche’ se le cose non ti toccano da vicino sembrano lontane, non nitide. Invece, se ci sei dentro, se le vivi, beh, vorresti che tutti ti mettessero una mano sulla spalla per darti coraggio e dirti ti voglio bene. Una societa’ diversa si puo’ si costruire con piccoli passi ma anche insegnando ai nostri bambini che tutti i piccoli sono uguali e ancora che i genitori, una volta che lo diventano, lo sono altrettando. Tutti amano.

576129_625343080825114_647756047_n

Annunci

8 thoughts on “Adottare un bambino.

  1. mi sembra fuori luogo porre tutti questi problemi a chi vuole dare una famiglia ad un bambino orfano o abbandonato, che vorrebbe solo essere amato: l’adozione dovrebbe essere assimilata alla filiazione naturale … se aspetti un bambino nessuno può negartelo, anche se sei disoccupato o abiti in affitto …. anche le coppie gay, che non “possono” averne di propri in modo naturale dovrebbero averne diritto, secondo me….non serve essere ricchi per amare qualcuno!

    1. eh, ma la dura e cruda realta’ e’ che per iniziare l’iter di adozione le carte in gioco sono molteplici, tra cui il denaro. Il dio denaro, ma dio per chi? sicuramente non per chi cerca amore!

    1. speriamo….credo che questa madre possa dare molto di piu’ che il console del paese xy con mille e mille soldoni ogni mese in bisaccia, il quale pero’ a casa non c’e’ mai se non di passaggio (esempio del cavolo lo so, pero’, mi girano)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...