Trasferirsi all’estero. Chiariamo le cose va’!

Soprattutto gli amici e famigliari (che ringrazio) sanno che l’apertura del mio blog, questo spazietto tutto mio, ha avuto e continua ad avere per me uno scopo curativo e lenitivo per il dolore.

Passioni, interessi, vicisitudini e vita quotidiana tutto a portata di click e sotto gli occhi di molti. Uno stimolo per procedere verso qualcosa di piacevole, che solletica fantasia e buonumore. Ma dietro?

Dietro, cari miei, ci sono io solo e solo io, non ho ingaggiato nessuno per curarmi la grafica, nessuno che mi trova spunti per riflettere e scrivere, nessuno che mi cura la parte immagini, nessuno, solo io. Ma io, tempo fa, sono partita per un grande punto interrogativo, due bimbi in fasce e miriadi di scatoloni da rifare e da ragazza di un paesino sono diventata “quella che vive lontano”.

Si sa, paese che vai usanze che trovi. Qui vige l’anonimato, tanta gente, da ogni dove, ogni giorno é un incontro nuovo e difficilmente beccherai le stesse persone a passeggiare…ce ne sono cosi’ tante. Ma prima non era cosi’: le vecchiette, gli amici in bicicletta, i cani a spasso con il padrone, i pensionati sulla stessa panchina alla stessa ora dello stesso giorno, sempre gli stessi negozietti, le cose disposte nello stesso posto al supermercato da anni, i banchi del mercato fissi li come se fossero di cemento. Chiacchiera con uno, conosci l’altro, racconta un po’ di te a questo e a quello e dopo (nel bene o nel male) di te, sanno tutti qualcosa. Le massaie che fino a che avranno fiato continueranno a raccontare a destra e sinistra di che colore avevo il vestito il giorno del matrimonio o come ero giovane quando passeggiavo pudicamente mano nella mano con il mio futuro marito (che scandalosa visione 😉 ) . Ma si sa la vita provinciale e di paese é cosi’. Pero’ in tutto questo quadretto leggermente bucolico, io mi ci sentivo bene  perche’ oltre a tutto quello che ho descritto c’era la casa con dentro la mia famiglia.

Le azioni quotidiane e le abitudini erano scandite da routinari gesti che pero’ erano sicurezza. Non ti scanti nemmeno a cercare qualcosa perche’ tutto alla fin fine, arriva da solo. Quello conosce tizio e se tu vuoi parlare con sempronio, basta dirlo di nuovo a tizio e riparlare con quello: il gioco é fatto.

Sai che li avrai l’asilo per i tuoi bimbi e che quando andrai a lavorare le nonne pronte ai blocchi di partenza faranno lo scatto piu’ felino che ci sia per andarli a riprendere, sai dov’e’ il medico che conosce a menadito dove abiti, sai che puoi sempre fare affidamento su qualcuno anche in caso di orticaria acuta da “mi scoccia cucinare” o ” non mi fa stirare” o ancora ” che palle la lavatrice”. Poi capisci davvero che appena allarghi la visione d’insieme tutto cambia proprio. Riuscirari a sme…rdarti (l’ho detto) da sola? Poche alternative, una sola via, prenderla.

Viene poi il periodo delle elezioni e vedi quanto é figo votate per posta, sdraiato sul divano mentre magari ascolti la musica. Tutti in Italia fremono, sembra proprio prendere una brutta piega la situazione eh? Telefonate: avete votato? Perche’ gli italiani all’estero non contano mai nei risultati? Eh beati voi che siete scappati! Eh che fortuna che avete avuto eh?

Dunque, dunque: partire, a meno che tu non sia disperato, viva in un posto del cavolo simil valle degli orti con a fianco una zucchina marcia e dietro la melanzana bitorzoluta, abbia solo nemici e nulla da fare, guardare, sentire, vedere tutto il giorno, vuol dire “lasciare” qualcosa (sempre che ci sia appunto). E valle degli orti a parte (potrebbe anche esserci il paese dei balocchi ma non mi dilungo ulteriormente) lasci una famiglia, quello che alla fine, é il fulcro dell’essere chi sei.

Un conto alla rovescia infinito che continua tutta la vita anche se sei gia’ andato, perché é un tendere all’incontro, costante. Farti bastare cio’ che mai avresti pensato potesse essere abbastanza per uno scambio. E parti da madre e ti rendi conto, che la tua di mamma, é proprio una brava attrice, cerca di sfoderarti il sorriso piu’ bello che ci sia ma gli occhi sono bassi. Ti fa forza e sempre tu, da mamma, sai cosa significa. Vai avanti tu e io da qui pure, ma solo li, sempre, dice lei. La domanda di riserva, “mi aiuti?” “ci date una mano?” non esiste, il cambio tecnico nemmeno e corri anche se ti sei slogato una caviglia, e guai a te se fiati, ti si ritorcerebbe contro!!!!! Quando si é soli si impara anche a farlo elegantemente, con vera signorilita’.

Il consiglio dell’ultimo minuto, tipo quiz, se lo azzecchi puoi dare a te e a tuo marito una balla pacca di conforto sulla spalla , viceversa il deretano inizia a dolore perche’ sulle spine ci si é finiti da soli (beh almeno non si ha nessun altro da “incolpare”). Giri, orari, incastri, incassi ed esborsi, gestione, organizzazione e varie ed eventuali sono li appollaiate come un gufo simpatico e cicciotto sulla spalle di chi se ne va.

Poi ovvio, la parte della scoperta c’é, ed é assolutamente una sfida. Ma non é questo il mio scopo ora.

Vorrei infatti dire che il prossimo che mi dice: ah, ma tu le prendi comoda a stare li, all’estero dove sei, eh si, li state in panciolle!  E lo dicono cosi’ , per partito preso, solo sapendo il nome della citta’ in cui abito ed intuendo che sia un pochino piu’ al nord della loro. Beh, il prossimo che sento, me lo mangio!

Venite, venite, non dico mica di no, non si sta sulle spine qui, ma nemmeno in grattarsi le orecchie da mattina a sera! Tanto meno le mogli che, per un motivo o per un altro, seguono la famiglia e che, dalla maggioranza delle persone, sono additate come le “nulla facenti espatriate” o “mantenute chic”

Citando un mio amico, che di se stesso e la moglie dice : “se io per venire qui ho fatto 10, lei ha fatto 100”  spero di chiarire un pochino che partire non é sempre una scelta a cuor leggerissimo e che nullo ti cade in testa all’improvviso. Poi ovvio, aiutati che Dio ti aiuta!

Au revoir!

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7 thoughts on “Trasferirsi all’estero. Chiariamo le cose va’!

  1. pur sapendo che non sei scappata da una guerra e che, li dove sei, hai tutto quello che ti serve…. una lacrimuccia mi è scesa. te l’ho gia’ detto e te lo diro’ sempre: per me sei una numero uno! io gia’ so che mai e poi mai (…) l’avrei fatto. fidati, è molto piu’ facile stare qui e continuare a piangersi addosso!!!

  2. anche per noi anna e marco che tradotto vuol dire mamma e papà sei diventata un piccolo gigante che giorno per giorno affronta le difficoltà che comporta vivere lontani dalle sicurezze dei tuoi affetti, ti abbracciamo forte

  3. Enrica….che dire…hai letto nei cuori di tutte noi mogli che abbiamo scelto di seguire i nostri mariti, far nascere qui i nostri figli e crescerli lontani da nonni, zii e amici di sempre….per fortuna siamo tanti e possiamo contare su zii e cuginetti adottati come voi!!!! un bacino

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