Bambini di successo o genitori fuori di testa?

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Ieri, 8 aprile, andava in onda su un canale condensato utile per gli espatriati (che poveri sfigati vedono la tv italiana per gentile concessione di Madre Patria una settimana o piu’ dopo la messa in onda), una puntata de “Le Iene” il famoso programma stana-talpe all’italiana. Devo dire che ieri sera la puntata mi ha lasciato un’amaro in bocca da mangiarsi un chilo di zucchero durante il sonno in particolare alcuni servizi: maltrattamenti, donne che si fingono vittime di un sistema che le sottomette e si fingono costrette a vendersi per poter riacquistare fiducia in loro stesse (sti cavoli, non vedevano l’ora di trovare un capro espiatorio), e donne che ora madri, sono rimaste con il cervello ai 12 anni, quando giocavano con le Bambole.

Un servizio di E.Lucci sui bambini di successo. Un’intervista portata avanti con lo stile della classica faccia da C.LO che lo contraddistingue e che sviscera elegantemente piaghe sociali. Bravissimo lui e da far cadere le braccia (per non dire altro) gli intervistati. Un carnaio formato da piccoli bambini travestiti da donne e uomini mal cresciuti che cantano e si muovono con atteggiamenti forzati, inculcati, imposti, ficcati nel cervello a suo di Veline e calendari. Si cerca di nascondere una montagna dietro un palmo di mano o peggio ancora dietro un dito, “é lui che vuole, é lei che desidera, loro hanno un talento innato e mi hanno pregato di accompagnarli”.

Ma de che?!

Ma a che gioco si sta giocando? E chi gioca? Un figlio diventa un valore monetario, una proprieta’ per incassare due soldi, un modo per arrivare chissa’ dove, farsi notare, farsi vedere. Un metro di paragone per genitori invasati, per ex bambini plagiati, bloccati, a cui sono state tagliate le ali e che ora sfogano voglie irrisolte sui loro bambini.

Possibile che a tanto sfacelo non si possa porre fine? Che giornali che portano avanti temi preziosi come la maternita’ abbiano bisogno di sfruttare vissuti e bambini che detestano tutto cio’ e che scimmiottano solo ed esclusivamente quello che a loro é stato detto essere “cosi’ che si fa”.

Ricatti, premi, competizioni, tutto impartito da  famiglie arriviste, che invece del sostegno delle inclinazioni personali dei loro bambini creano piccoli surrogati di cio’ che nel nostro paese é proprio considerato di basso livello. Un modella che gia’ da eta’ precocissime viene conficcato nella quotidianita’, sicuramente per gioco, con lo scherzo ma in oltremodo violento e potenzialmente molto pericoloso; quando questo stupido “gioco” esce dalla porta di casa ecco che scompare la specificita’ giocosa e compare il lato perverso. Piccole modelle crescono? Piccoli orgogli di famiglia? Io su tutto questo non posso far altro che storcere il naso, tutto puzza incredibilmente.

Sostenere, accompagnare, sorreggere nella quotidianita’ é ben altro che annientare, abbattare cio’ che di creativo e personale c’é nei nostri bimbi solo perché qualcosa di “conveniente” chiama: il “Dio” denaro fa anche questo…perche’ non si dica che lo si fa per la sola Gloria.

Abbiano la decenza di vendere la loro di faccia, non quella di piccoli minorenni che hanno disturbato loro stessi, non hanno chiesto da soli di esser messi al mondo!

Per chi volesse capire di cosa parlo cliccate pure qui dove troverete notizie in merito direttamente dal sito della trasmissione.

Pace e bene!

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2 thoughts on “Bambini di successo o genitori fuori di testa?

  1. Anche in una piccola realtà come la mia, ci sono genitori che fanno fare ai figli non uno, non due, bensì addirittura tre sport alla volta, oltre alla scuola a tempo pieno! Li danno in pasto alle piste da sci in gare di agonismo sfrenato coltivando la competizione anzichè il rispetto dell’altro… e mettendo a rischio la vita di bimbi in età da elementare. Ma dov’è il tempo dei giochi? E quello della noia? I bimbi lamentano ansie da prestazione e palpitazioni, ma alla richiesta dei pediatri di diminuire gli impegni, la risposta è sempre la stessa MA È LEI/LUI CHE LO VUOLE! Io non capisco…

    1. guarda, ho avuto un caso del genere vicino a me quando ero piccina, io andavo a scuola il sabato e lui (mio amico e parente) veniva li da voi a sciare per poter allenarsi e gareggiare. Non ti dico le battaglie da parte dei genitori con la preside.

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