Le cose fatte con gioia sono quelle che riescono meglio

Le cose fatte con gioia sono quelle che riescono meglio, la frustrazione logora e non porta a nulla. Quindi se siamo felici, serene, consapevoli del dono ricevuto e sorridenti nel portarlo avanti ogni giorno con tutte le fatiche del caso perche’ ancora, dopo anni, il nostro non puo’ essere considerato IL lavoro per eccellenza?

La mamma ha forse un incarico poco importante? Non socialmente utile? Di impegno minimo? C’é forse bisogno di dover aggiungere aggettivi ridondanti e superflui alla parola gia’ ricca di ogni benevolenza e gratitudine che é “madre”?!

Ma ovvio, senza girarci troppo attorno, la societa’ di oggi non stima e non apprezza nemmeno un lavoro minuzioso, quotidiano, affettuoso e premuroso, una partecipazione costante ed in prima persona. Per essere utile devi produrre. Devi vestire i panni di quella che non sempre sei e armarti di buona lena anche quando non ne trovi un micron disponibile nemmeno nel reparto svendite, pero’ devi, per forza, perche’ se non produci, non vali niente.

Io credo che per il politico italiano medio (e non solo) una madre , e se quello che sto per dire non é vero mi affogo con l’ultimo pezzo di cocco che mi é rimasto mentre scrivo, sia alla pari di un nullafacente nel senso piu’ lato del termine: pancia all’aria, un pentolino sul fuoco e tabula rasa nel cervello dove anche il criceto in dotazione é stato comprato nel discount vicino.

Se vuoi godere di qualche straccio di rispetto agli occhi dell’intorno che con premura si preoccupa di mettere il naso nelle tue giornate gia’ belle piene devi farti in quattro, anzi in dodici, e ovviamente pagare.

Eh si, perche’ presentare al mondo dei figli maturi, rispettosi dell’altro, dell’intorno, educati e pronti per spiccare il volo autonomamente non vale niente. Niente.

Poi ovvio, tutti dopo a cercar con il lanternino il famoso “baciato dalla fortuna”, quello con la testa sulle spalle, l’unico capace di gestire situazioni complicate con integrita’ e pacatezza, con fermezza e nobilita’. Un dono sicuramente del cielo, ma che poi, dietro dietro, ci sia stato qualcuno che lo ha accompagnato? Io potrei scommetterci.

Ma anche qui, troppi ottusi incivili e spregiudicati, si spintonano alla fila del “butta anche tu il letame sulle casalinghe”. E’ questo il termine che tanto crea scalpore?

Che po, io casalinga nemmeno mi ci sento, io sono una donna e mamma fortunata numero uno, educatrice dei miei figli numero due e non mi fermerei al numero tre di certo. Casalinga where?

Ma la diplomata che sbaciucchia senza un briciolo di dignita’ un uomo potente che di nome fa Silvio e diventa ministro senza averne le facolta’ attitudinali e disciplinari deve sentirsi una ganza, eh si, lei si che é IN! si rINcretina!

Io se ne avessi facolta’, scriverei e parlerei a chi decide come gira la societa’ (trovarlo poi…) e gli direi che prima di tutto la scelta di diventare madre e di accogliere un dono non é un obbligo, non é che per forza tutte si deve avere figli. C’é chi accoglie un figlio e chi no. Inoltre sempre se potessi, vorrei tornare indietro nel tempo e chiedergli come mai il ruolo della mamma casaliga tanto screditato agli occhi dei potenti di oggi era invece di fondamentale importanza nelle prime ere storiche, dove le donne accudivano i figli ed erano detentrici della saggezza famigliare. Come gira adesso? Forse che la regola della lamentela vale sempre 100 punti e le cartucce sa sparare sono tante quante quelle di una mitragliatrice. Sicuramente se i cari intelligentoni (che poi sempre se potessi li vorrei sfidare ad un qualche test di logica) concedessero alle donne di poter allevare figli serenamente salvaguardando il posto di lavoro, la societa’ remerebbe controcorrente in maniera piu’ efficace, ed un’inversione di tendenza sarebbe una manna!

Se non altro aver la possibilita’ di decidere per il meglio, per quello che puo’ giovare alla persona e all’integrita’ del nucleo famigliare.

Pochi mesi per concederti al tuo domani, al figlio che hai messo al mondo volutamente e poi basta, devi produrre. In quei pochi mesi devi aver gettato le basi, tutto deve essere pronto, partenza via. Tutto fatto, devi produrre. Il figlio, d’altronde, l’hai prodotto, mica hai il tempo di allevarlo, non ti é concesso!

Ma se solo tutte potessero compiere serenamente una scelta di importanza vitale per il mondo di domani, io vorrei vivere ancora tra cent’anni, e scommetterei oggi, che lo sfacelo sarebbe acqua passata.

mamma

Questo giusto per dire che se ogni donna potesse scegliere in prima persona, mettendoci anima e corpo, la finiremmo con pregiudizi anonimi, chi lavora é una che non c’é mai e chi non ha un mestiere retribuito deve passare per la Cenerentola della situazione. Io credo che di base ci debba essere il sorriso e che le scelte fatte con il mal di pancia non siano granche’.

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5 thoughts on “Le cose fatte con gioia sono quelle che riescono meglio

  1. Purtroppo non ho tempo di rispondere come si deve (devo finire di ‘produrre’ e uscire prima perchè porto la bimba ad inglese… che corse!!!), ma io non sono d’accordo che chi lavora ‘produce’ necessariamente ‘Generazioni di disadattati sociale corrono a rifugiarsi nella virtualita’ e nell’ignoto cercando in fondo quello che é mancato prima: una stabilita’, una presenza’. Mi rendo conto che a volte faccio davvero i salti mortali, ma ce la metto tutta, e ogni istante di quei preziosissimi istanti che passo con le mie bambine sono tutta per loro, facciamo moltissime cose, anche se sono stanca, ce la metto tutta, per stimolarle, incuriosirle, prepararle al mondo. So di avere moltissime mancanze, ma sono piuttosto fattori caratteriali… ci sarebbero anche se stessi con loro 24/24. Conosco mamme che stanno tutto il giorno con loro e ‘Limetto davanti alla tv sennò non si respira’… e non riescono nemmeno a portarli un giorno a settimana a nuoto perchè ‘E’ troppo faticoso’. Insomma, alla fine è questione di qualità del tempo passato assieme più che della quantità.

    Detto ciò, ode a chi rimane a casa con i bambini, quello non è un lavoro, è qualcosa di grandissimo, riempie di soddisfazioni e contemporaneamente richiede uno sforzo incredibile. Io mi sono ritrovata qualche volta a dire ‘Meno male che è lunedì e finalmente vado a lavorare’… insomma, sono sfoghi, stare con le bimbe è la cosa più bella, ma… che fatica!!! 😉

    1. io credo che alla base ci sia anche un concetto sbagliato di tempo, ma una decisione a volte presa a malincuore perche’ obbligata. Se solo si potesse scegliere serenamente! in ogni caso, perfettamente d’accordo con te.

  2. il mestiere di mamma a tempo pieno richiede molto sacrificio in quanto comporta il dovresi annullare per qunto rigurda il proprio prestigio personale in ambito pubblico. La cosa più avvilente è rendersi conto della poca considerazione che ti gira intorno quando ti trovi difronte ad una domanda del genere (ma lei che lavoro fà?) e tu (sono casalinga sono a casa mamma a tempo pieno!) ahhhhh!!!!!! non lavora ma che fortuna!!!!!!!!!!!!!, a questo punto se non fosse che sei fermamente convinta della tua utilità ti potresti sentire solo una merdaccia grazie a questa società che ci hanno costruito priva di contenuti validi.

  3. questo post è bellissimo. E tremendamente vero. Non si può scegliere. Non tutte almeno. Non siamo tutte uguali e in parte io ho bisogno di sentire che “produco” in quel senso là per stare meglio con me stessa… Però quello che non riesco a capire sono le distinzioni, è il non riconoscimento, perchè il mio lavoro di mamma ha un valore mille volte superiore a quello “riconosciuto”.

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