E se vive nella solitudine?

Il bambino ( come è stato per tutti noi) impara ciò che vive:

Se vive nel rimprovero=diverrà più intransigente
se vive nell’ostilità= diverrà più aggressivo
se vive nella derisione= diverrà più timido
se vive nel rifiuto= diverrà uno sfiduciato
se vive nella serenità= diverrà più equilibrato
se vive nell’incoraggiamento= diverrà più intraprendente
se vive nell’apprezzamento= diverrà più comprensivo
se vive nella lealtà= diverrà più giusto
se vive nella chiarezza= diverrà più fiducioso
se vive nella stima= diverrà più sicuro di sé
se vive nell’amicizia= diverrà veramente amico per il suo mondo.
Susan Isaacs.

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Mi sono ritrovata a pensare con commozione a bambini non miei, che peraltro non avevo mai incrociato, mai visto prima, mai visto i loro genitori.

Li ho trovati giorno dopo giorno con gli occhi sempre piu’ tristi, vuoti, senza parole e con l’aria persa. Ed io, mi son ritrovata piu’ volte a pensarli.

Arrivano presto il mattino, alcuni prima delle 7, quando ancora c’é poca luce; mezzi addormentati scendono dall’auto in braccio a qualcuno che palesemente non é la mamma né il papa’, né tantomeno un parente, ma la nounou, cioé una tata.

Delicatamente li accompagna nella hall dell’edificio principale e cercando di consolare i singhiozzi che nel frattempo hanno iniziato a farsi sentire se ne va. Il piccolo se ne sta rannicchiato, guardandosi attorno con occhi tristi e spaventati. Cerca una certezza nei visi che lo circondano ma non la trova, cerca un volto famigliare una parola amica qualcuno che gli tenda una mano.

Dopo un po’, stanco e sfiduciato viene accompagnato in aula dalla maestra che sara’ con lui durante la giornata. Piano piano arrivano i compagni ma il suo sguardo non cambia, predilige il silenzio, gli angoli, il corridoio all’aula. Ognuno i primi giorni cerca di capire, di vedere come muoversi, di comprendere una routine nuova, alla quale si deve abituare.

Non capisce una sola parola di quello che gli viene detto o chiesto, segue per imitazione ed emula per necessita’.

L’adulta consolazione: “Vedi come si arrangia?” No beh, che idiozia.

Ciondola di qua e di la cercando dove poter fare il nido, dove poter creare uno spazio suo, magari in compagnia. Poi una parola, un ciao, niente di speciale. Durante un attimo di calma viene capito, carpito e captato. Gli occhietti si accendono un pochino di piu’, lo sguardo diventa presente. Ha trovato un compagno con il quale puo’ avere uno scambio verbale comprensibile. Felicita’.

Una tristezza infinita. Piazzato li come un pacchetto dall’alba al tramonto per mano di chi nemmeno lo ha dato alla luce e che ai suoi occhi rappresente la figura presente, la certezza. Capisco le necessita’, capisco le situazioni, ma credo che la ragionevolezza in questo caso non abbia trovato un numero civico adeguato.

I primi giorni di un nuovo cammino sono disorientanti, caotici poi un punto fermo, un viso che accompagna, basta cosi’ poco, eppure non tutti i piccolo lo hanno. In compenso sono accontentati con valanghe di giochi, di vestiti e di dolciumi ogni sabato mattina e ad ogni uscita. Un contentino per colmare l’incolmabile.Cosa si insegue, dove si corre tutto il giorno se un domani avremo da rimproverarci di non aver amato abbastanza chi invece lo ha fatto incondizionatamente e avrebbe voluto poterlo fare ancora di piu’?

 

 

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5 thoughts on “E se vive nella solitudine?

  1. Qualche volta quel bambino (o bambina) si riscatta e va oltre. Non avevo una tata ma una nonna che mi accompagnava a scuola (fino a quando ha potuto vedere, aveva problemi di vista), mia mamma non aveva mai tempo per me, erano più importanti le camicie di mio padre o qualsiasi altra cosa inerente la casa.
    Mia madre lavorava, cosa abbastanza rara a quei tempi. Io venivo sempre rimproverata, non stavo mai ferma, non stavo buona e a scuola mi sentivo come quei bambini.
    Ma a volte (non sempre) la vita è più forte e quel bambino ( bambina) capisce che l’educazione ricevuta non è stata ottimale e va oltre e non si ferma alla propria condizione, come fosse una condanna.
    Quella bambina (nel mio caso) quando diventa mamma cerca di essere diversa, anche se la frustrazione del rapporto con i propri genitori continua anche da adulta. Quei genitori non la capiscono, non da molta importanza alle cose materiali ma sembra “un libro stampato” quando cerca di far capire ai propri genitori che le cose materiali non sono allo stesso livello di una parola piena di affetto o di una carezza.
    Nel caso dei miei genitori io trovo una scusante: la guerra. Non hanno avuto nulla di materiale e hanno sofferto la fame, pensavano di darmi tanti oggetti di cui a dire il vero a me non importava molto.
    Ma i genitori di oggi, che scusante hanno?

      1. Condivido. I bambini hanno bisogno di amore, non di mille giocattoli. I giocattoli possono essere utili, non c’è dubbio. Ma se i genitori non sanno dare una carezza, non sanno parlare al cuore del bambino tutte le cose materiali, per quanto belle, diventano inutili e come dici tu confondono il loro cuore.

  2. secondo il mio modesto parere persone che si comportano cosi non si possono chiamare genitori Ma perchè fanno figli se poi non li seguono non gli danno affetto Non basta vestirli e nutrirli e poi affidarli ad altri un bimbo non dovrebbe mai essere triste e sentirsi solo

  3. Ne conosco parecchi di bambini così, facendo l’educatrice li vedo tutti i giorni… Molte di queste madri non sono nemmeno necessariamente al lavoro, ma magari in palestra o dal parrucchiere ed i figli dalle 7.30 alle 18 negli edifici scolastici; io proprio non le capisco, ma quello che capisco ancora meno è che la maggioranza lo trovi normale. Ho scelto di lavorare part-time per stare con mio figlio ed è uno dei pochissimi che viene accompagnato alle 8.30 e ritirato alle 13: le “mamme del parco” mi hanno definita “morbosa” ed “apprensiva” perché invece di tenermi tre ore libere esco dal lavoro e corro dritta a prenderlo perché possa fare il riposino a casa; quello che non vedono è che sul mio viso mentre guido c’è un grande sorriso: vado a prendere mio figlio ❤

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