SE NON SOFFRI NON CAPISCI, SE NON AMI NON LO CAPIRAI MAI

Voglio condividere con voi una bella storia di coraggio.

Qui sotto la vita di Giorgia, amica di paese, che tutto d’un tratto dopo un’evento improvviso e sconvolgente si ritrova a vivere in modo totalmente diverso la propria vita.

Giorno dopo giorno.

 

Cara la mia nonantolana espatriata, tanto per ribadire il concetto di quanto la famiglia sia e conti per me, ho deciso di iniziare questo mio modesto articolo con due “non” che non (appunto) rispecchiano il mio ben noto pessimismo (apparente). Dicevo: mai scritto con una mano sola sulla tastiera se non agli esordi? E’ una sofferenza davvero piccolina, ma tant’è: da velociraptor qual’ero senza ciglio ferire adesso mi tocca. Si perchè solo se non puoi fare diversamente puoi dire che “ci soffri”, ed è l’esatto punto in cui decidi se ami (scrivi a costo di zampettare monomano) o non ami (e lasci perdere). Ti immagino lontanissima e mica solo di km (a propos: heureuse puor toi…ecrire un livre mais wow 🙂 ma se mi passi la metafora la vita che vivo io non è molto differente dalla battitura di queste righe (e ogni altra). PROFUMO DI CASA. Se stessi qui ad elencarti tutti i personalissimi momenti di sconforto sopportati e supportati dai miei genitori e nonni prima e dai miei tre ometti poi tra queste mura – e quelle di svariati ospedali – ci vorrebbe un tomo del calibro de “il tormento e l’estasi”, così, giusto per dare l’idea. Invece ti dico semplicemente che respirare casa è una roba che ho sempre pensato molto intima e adesso voglio condividere. Assomiglia a quando passi a piedi per strada in una viuzza di paese e senti l’odore di ragù della tua mamma e quasi quasi ti vien da guardare in su. Ecco io la provo quando mi ritrovo a fare i gesti che faceva lei, con i miei bimbi, nei panni suoi e miei insieme. Ma non è mica sempre stato così. Ho creduto che la famiglia fosse, da brava figlia unica, eterna e sempre dalla mia parte e quando le cose – tutte le cose – non erano come le avrei desiderate io mi ritenevo piccola, sfigata, sola. Pensa che quando il mio compagno ha finalmente deciso di venire a vivere con me ero felicissima i primi due giorni poi era come se avesse invaso uno spazio tutto mio. Tanto per dire la mia irrequietezza, indecisione o “senso della famiglia” fino a quando….dopo un ictus, quando piangi per niente, quando l’intimità c’è ma farsi lavare da capo a piedi è un altra intimità, quando hai davvero bisogno e altri mille quando. Ecco lì ti ritrovi davvero sola a guardarti dentro e pensi: non avevo capito un bip. Capisci che la famiglia è quella roba li: quella che non hai saputo apprezzare perchè da figlia unica facevi i capricci e adesso faresti carte false, quella che adesso sei tu e speri di passare l’insegnamento che non hai saputo cogliere. Il mio compagno è passato da moroso a padre dei miei figli ed è rimasto sempre lo stesso, tenero e coccolone come fossimo ancora noi due, anzi il doppio. Lui che con l’umiltà e il grandissimo amore mi ha dimostrato che davvero non importa come sono cambiata, che mi ama e mi stima per gli sforzi che faccio come fossero i suoi, che mi sorride quando sono distrutta dal dolore che ci capiamo con uno sguardo che accetta ogni mia scelta perchè tanto se non ne abbiamo parlato lo aveva belle e che capito e ne ri-parliamo che “sono tanto stanca, mi vedo riflessa nelle vetrine e piango per ore….ma te l avevano detto i dottori che sarei rimasta così?” e ti risponde banalmente che gli avevano detto che non sarei tornata a casa ed è felicissimo. Moroso, padre, dispensatore di docce col maniglione e di preziose perle di saggezza. Ensemble. Un meraviglioso affarone. Oppure i miei figli che ognuno alla sua misura ( 6 e 21 per l’esattezza) mi fanno sentire mamma, brava, a giorni stronzissima e cattivissima ma altri giorni buona buonissima e perfino veloce a corrergli dietro per farci il solletico – questo è amore è… 🙂

alice_italia_ictus_cerebrale

 

Se vorrete saperne di piu’ associazione Alice.

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3 thoughts on “SE NON SOFFRI NON CAPISCI, SE NON AMI NON LO CAPIRAI MAI

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