La letterina la vogliono scrivere solo i genitori. Babbo Natale vai anche i Syria, mi raccomando!

Ho detto, ma si proviamo, e poi, ho cambiato idea.

La notte fra il 5e6 dicembre arriva qui, sui tetti giallorossoneri Saint Nicolas, che porta doni ai bimbi, seguito da un asinello e Père Fouettard.

Nonostante la scocciatura emotiva di  abbracciare una tradizione popolare per il solo ed unico motivo di non disorientare i bambini, abbiamo anche scritto la letterina che credo non faremo mai piu’ fino a che non saranno loro a chiederlo.

Ci sediamo al tavolino da lavoro,sistemo due fogli rigati e qualche matita colorata. Loro disegnano. Sono rimasta seduta sul tappeto a gambe incrociate guardando le loro labbra arricciarsi dal gran impegno e concentrazione. Ogni tanto sospiravano, si fermavano e poi ricominciavano.

Finiti i disegni mi ritrovo in una situazione imbarazzante.

“Dai, scriviamo la letterina, cosa vorreste?”

“Io l’ho gia’ fatta, mamma, io vorrei il sole!”

“Ole” anche lui.

In quel momento mi sono ritrovata a riflettere su alcuni concetti ben chiari che vorrei passare ai bambini, e che vorremmo come famiglia avere nitidi ogni giorno della nostra vita.

Innanzitutto il concetto di regalo: un dono é tale perché é inatteso, o, se anche sperato, di certo non un obbligo da parte di chi lo porge.

In secondo luogo invece sul concetto di richiesta. Loro, tutti e due, hanno domandato in regalo IL SOLE. Non i lego, non la Barbie, non una cucina, no. Il sole.

Una richiesta di una semplicita’ disarmante. Si perché davanti a un concetto cosi’ lineare, netto e maturo non si puo’ che rimanere a bocca aperta, e pensare di rivedere un attimo il proprio progetto educativo-famigliare.

Avrebbero voluto, dopo tre settimane in casa, una giornata di sole per correre fuori; per sporcarsi i piedi con gli stivaletti rossi di plastica, per grattare la brina ghiacchiata dalla siepe e per togliersi la cuffia dicendomi “Mamma, c’é il sole!”. Furbetti!

Nient’altro.

Mi é sembrata tanto una forzatura, tanto un voler fin da piccoli far arrivare sotto i loro occhi per forza qualcosa che non vorrebbero realmente, qualcosa “perché tutti lo fanno”. Penso che gli stereotipi, le generalizzazioni, categorizzazioni di genere siano noiose oltre che devianti rispetto la realta’. Vivere all’estero per me ha  anche voluto dire scatenare la mia anima piu’ anarchica, la liberta’ di essere sempre perfetta al momento adatto. La liberta’ di sfoderare calzini rigati stupendi sotto pantaloni alla zuava anche i primi giorni di dicembre. Non uno sguardo in piu’, non una coda dell’occhio tirata.

Vorrei insegnare ai bambini ad essere loro stessi sempre, a prescindere dai condizionamenti esterni. Nel momento della letterina mi sono sentita davvero di trasgredire questo mio paletto.

Loro avevano chiesto il sole e io ero a chiedere altro. Non é possibile! Non che questo sia un peccato capita, cioé non mi decapitera’ nessuno credo, spero almeno, ma sicuramente non puo’ che far riflettere.

Avrebbero accettato tutto quello che il Santo barbuto avrebbe voluto portare a cavallo del suo somare, avrebbero fatto festa ad una torta, ad un pacco di colori nuovi cosi’ come ad una giornata di sole splendente.

Gli artefici, le strumentalizzazioni il consumismo che sta dietro il sogno puro e speciale di qualcuno che la notte bussa piano alla finestra e si infila con un somarello in casa, sono degli adulti, non di menti limpide e libere da ogni condizionamento.

Forse il modo piu’ bello per parlare di questi avvenimenti festosi ai bambini é proprio quelli di farli sognare ad occhi aperti. Raccontare la vicenda, farli credere in qualcosa che c’é, farli sognare. Come mi arrabbiavo quando mi canzovano: “Non esiste, sono i tuoi genitori”. Io ne ero certa, lui esisteva. Non vedo perché spezzare le ali sognatrici ad un bambino. In ogni caso, il passo precedente, quello delle richieste, a casa nostra sara’ sicuramente rivisto.

Prenderanno quello che Babbo Natale avra’ pensato per loro e vorro’ insegnare a ringraziarlo, anche se invisibile, perché loro, hanno avuto la fortuna di avere se anche solo un pensiero, una coferma. Loro sono bimbi fortunati, con un tetto su cui Babbo Natale puo’ posarsi e un camino dal quale puo’ scendere. I bimbi siriani in questo momento hanno le tende sommerse dalla neve  e invece pensano a ricevere una coperta calda.

Ho spiegato loro che ci sono bimbi meno fortunati, che non hanno una giacca, un letto con il materasso morbido, il termosifone, la doccia.

“Scrivo a Babbo Natale e gli dico di passare prima da loro, mamma”. 

Tre anni e due anni fra poco. E noi gli chiediamo cosa vorrebbero……..meditare gente!

Per chi volesse poter far qualcosa per questi bimbi suggerisco un gruppo facebook guidato da un’amica e persona fidata. Quello che donerete verra’ ricevuto.

Il gruppo lo trovate a questo link.

Buon avvento e buona riflessione a tutti.

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