Il Circo della Farfalla

Ci sono poi alcuni giorni in cui ti svegli gia’ stanca, le coperte pesano e il tepore assorbe quegli ultimi minuti di quiete che vorresti durassero ancora molto; tutti dormono.

Identifichi i tre respiri attorno, che, ancora profondi, lascerebbero tutta l’iniziativa di spegnere la sveglia. Piove. Il cielo grigio. Maggio è diventato novembre. Un appuntamento scassapalle durante la mattina mi da gia’ il malumore e l’unica cosa da fare è andare. Freddo, molto freddo. Si stava meglio a letto ma non posso ritornare, se non inizio a concludere qualcosa non arrivero’ a niente; sara’ meglio che mi muova. Insomma una di quelle settimane che vorrei iniziare in spinta ma che, senza nessun motivo, cominciano in riserva.

Poi, la quiete si trasforma e ti accorgi di quanto il silenzio attorno potesse avere poco senso senza gridolini, abbracci e pestate di ciabatte per la poca marmellata sulle fette biscottate. Finisci di bere il tè in bagno, seduta accanto al water leggendo una storiella e ti ritrovi in auto immersa come per volonta’ di una forza d’inerzia superiore a guidare fra mille duemila semafori, rossi. Gia’. Parti in anticipo e arrivi in ritardo, chissa’ per quale strano scherzo del tempo e la colpevolezza di aver fatto mancare il classico “canto iniziale” aleggia pesante. Esci nuovamente pesando mentalmente a quale strada, incrocio e laterale voltare ma nessuna possibilita’ è convincente, per cui decidi di tentare.

Sei li, a ridere di quattro gomme e trasformi un gommista in un dottore della macchina per cercare di rendere l’attesa meno lunga. Poi, ricevi un regalo. Un bel regalo, che sicuramente è un segno nella carrozzeria di pensieri, valori ed essenza che giorno dopo giorno cerchiamo di assodarci attorno.

 

Mendez. Io lo assomiglio a qualcuno. A colui, che vede gli ultimi del mondo come meravigliosi essere dotati di una bellezza unica.

Mendez che non fa dei limiti uno zimbello anzi, li preserva dando pero’ l’occasione per redimersi, per cambiare.

Lui, il capo di un circo “diverso” dal mondo che invece espone debolezze e piccolezza umane come fenomeni da baraccone.

Ne esce la personalita’, la grinta di rialzarsi, di tirare fuori a testa da soli dall’acqua, di farcela una volta per tutte. Essere speciali non vuol dire esserlo agli occhi di chi ti guarda con occhio sfuggente, di chi di te conosce solo il contenitore. Essere speciali significa svelare il tuo magnifico contenuto senza aver paura di mostrare i tuoi limiti, imperfezioni, paure. Essere speciali per chi di te conosce il cuore.

L’ho detto, l’ho scritto, e lo riscrivo. Essere parte di una comunita’ molto ampia è frastornante. Si ha difficolta’ a trovare il proprio posto, a collocarsi fra una moltitudine che corre verso l’uniformita’ di stile, pensiero ed azioni. Un paese è diverso in tutto questo, non concede la liberta’ di trasgressione, o meglio, non te la perdona etichettandoti come lo stravagante, parte di quel circo da fenomeni da baraccone.

Mendez nel suo essere direttore alternativo mi insegna a voler bene a quello che sento, a quello che vorrei.

E non importa che reputazione hai, che posizione ricopri o che rispetto hanno di te quelli che incontri al cancello della scuola, se tua figlia prima di uscire di dice “Mamma, oggi questa spilla con il fiocco fucsia la metti anche tu, come me. Saremo bellissime” , tu quella spilla te la metti. E la devi indossare fiera perché per una volta tanto hai dato ascolto alla parte vera, quella che ti conosce e sa che ti metteresti anche il tutu’ per farli felici. (Ma non lo suggerisci ancora, un passo alla volta) Puoi staccarti da tutti quegli stereotipi fastidiosi e andare in scena in uno spettacolo che di fenomeni da baraccone non ne mostra nemmeno uno.

Lo spettacolo che fai della tua vita. E oggi va cosi’, un link ricevuto che scaturisce riflessioni che sicuramente andro’ a rileggermi nel momento del bisogno. Ma beh, poco importa, giusto per sapere che con un fiocco rosa non sto di certo male. “Tu sei meraviglioso!
e se soltanto potessi vedere la bellezza che puo’ nascere dalle ceneri…”  Mendez.

 

nir

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