Al proprio posto ovunque nel mondo.

Ascolto alle mie spalle due ragazzi italiani urlare tra loro  ed uno dei due rompe i timpani dell’altro con un “guarda quella bionda con il ragazzo di colore” e allora mi volto anch’io, d’istinto ma distinta, a fissare quella bionda con un ragazzo di colore e siccome era davvero un sacco di tempo che non sentivo quell’espressione, ragazzo di colore, mi son fermato un attimo a fissare quei colori e alla mente m’è risalito subito un ricordo , una poesia in cui un bambino nero si rivolgeva ad un bambino bianco e faceva più o meno così:

tu amico bianco, perché chiamare me di colore? io quando son nato ero nero, quando son cresciuto: nero, quando vado al sole: nero, quando malato: nero, quando spaventato: nero, quando morirò sarò ancora nero; ma tu, amico bianco, quando nato eri rosa, quando cresciuto: bianco, quando malato: giallo, quando abbronzato: rosso, quando spaventato: verde, quando morto sarai viola; allora, amico bianco, perché chiamare me di colore?

E quella  domanda finale, mi girava tra la testa mentre fissavo i colori degli altri, pensando che di colori ne è pieno il mondo, basterebbe soltanto fissarli quei colori: il ragazzo che serve i pasti a scuola, per esempio, spesso è davvero nero (pur essendo bianco) tra caos e nervosismo di bambini affamati, per poi illuminarsi d’una luce gialla viva quando esplode in quel suo sorriso che richiama tutte le rughe a dilatarsi; il vicino di casa belga, invece, era arancione e pieno di lentiggini fiamminghe ma spesso si colorava d’azzurro quando parlava francese e non voleva; il portiere ugandese, pur essendo di pelle nera , lo percepisco in constante verde, sarà perché gli brilla la pelle o semplicemente per il colore brillante degli occhi; e le signore che incontro in piscina sono spesso rosse paonazze dopo la sauna. E in fondo siam in continuo arcobaleno, noi tutti, basterebbe soltanto guardarli un po’ meglio, quei colori degli altri, e non fissarci soltanto sulla bionda con il ragazzo di colore.

È bello avere amici arcobaleno, passeggiare per la città e non fare caso ai colori con malizia, ma riuscire a mescolarsi in una cultura che ad ognuno regala una collocazione. È confortante sapere che per i bambini non esistono bambini colorati, ma un gioco da poter condividere e fare insieme, è bello sapere che nella diversità ognuno è speciale e che dalle caratteristiche si può riuscire a trovare sempre un punto comune ed identico.

Camminare fra la folla senza meravigliarsi di niente è uno delle prime vere conquiste per sentirsi al proprio posto ovunque nel mondo.

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6 thoughts on “Al proprio posto ovunque nel mondo.

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