Mio marito C’HA la groupie.

Nascondersi dietro ad un dito è davvero da stolti.
Così, messo li come premessa a cappello.

Cliccheggiando allegramente di qua e di la, qualche anno fa, ho capito che la rete poteva essere un buon modo per non sentirmi sola. EDDAI, VOI MOGLI AL SEGUITO TUTTO FARE PIMPANTI ED ARZILLE, NON MI DITE CHE NON VI SIETE MAI SENTITE SOLE! “Sole????? Mannooooo, mai e poi mai. Io ho i miei venticinque figli, tutti con età comprese fra gli 1 e i 3 anni un circolo di amiche che frequento ogni sera dopo che ho preparato la cena e il lunch box per tutti. Io organizzo serate a casa mia, eventi italiani e molto altro” “OOOOOHHHHHH beh, complimenti a te, io di figli ne ho due e mezzo e mi sembra già una conquista arrivare a sera su due piedi, il sol pensiero di avere gente in casa mi causa diarrea nervosa una settimana prima e le amiche le vedo dopo vari incastri di orari e giorni”

Torniamo a noi, cliccheggiando allegramente avevo capito che partire scrivendo qualcosa poteva essere curativo per me e nello stesso tempo poteva aprirmi diverse porte, mica porte strambe, ma conoscere un attimo il sistema mi avrebbe reso facile il “parlaparla” femminile, più itido il mondo delle amicizie a distanza. E così da cosa nasce cosa e bla bla bla.
Quindi capisci che chi attende o invia messaggi in bottiglia lenti e sottointesi, non ha capito una mazza.
Più che altro ti rendi conto che il richiamo SOS ha attecchito.
Quindi parti per solitudine, per colmare un tempo che prima era dedicato ad altro o per rapirti una parte di tempo che se anche non hai te lo crei. E cosi sacrifichi la seduta di smalto sulle unghie, di spinzettamento peluria e cose del genere.
(“Mannoooooooooooo noi siamo donneeeeee!” “AH, io no?!?”

Inizi a conoscere un po’ di gente,ti senti più a tuo agio e le cose cambiano, passi dal lato dell’adottato a quello del fervente volontario per adottare. Senti a destra e a manca se qualcuno ha bisogno, se puoi restituire in qualche modo quello che hai ricevuto gratuitamente.Per i primi tempi ci stai dietro poi ti riempi le tasche velocemente delle super donne di quelle che della normalità hanno una paura tremenda e che dei luoghi comuni ne fanno un vanto.
Ma solo io mi incazzo se mi chiedono “Tu non fai nulla?”. A me, la descrizione di vita expat idilliaca spaventa e più che altro mi suscita perplessità:1) o stai dicendo un mare di balle 2) oppure se fumi offri.

Io alterno periodi, ma la felicità di base rimane. Questo non vuol dire dover per forza trasmettere costantemente euforia, si può essere un carattere positivo senza dover per forza primeggiare sulla lista del think positive.

E invece no! Cacchio! Sei expat, devi portare avanti la gloria che i ricopre, poi che tu abbia il ciclo, i maroni girati, ottocento cose da fare, appena preso una muta o semplicemente lo scazzo alla risposta non importa. Devi immolarti a motivatrice, a sostenitrice groupie del lavoro del marito, a qualsiasi cosa non ti faccia avvicinare alla domanda terza “Sei triste?” “Mannooooo, io? Mai e poi mai! Il mio super lui è il Signor ducaconte della megaditta cittadina, pensa, sta fuori 23 ore al giorno, viaggia dieci mesi l’anno e festeggiamo gli anniversari su Skype”  “AH, fico….”untitled

Secondo me è più paura di sentirsi dire dagli altri che sei una cogliona ad aver scelto di partire e solite scemenze che chi non vive la tua esperienza non capirà mai. Quindi che paura c’è? Gli alti e bassi li hanno tutti, credo sia normale.

Sarà vero che la normalità oggigiorno fa paura e le mezze misure non vanno più di moda?

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