Congratulazioni.

Ho novant’anni e cinque figli.
Sono in buona salute, non mi manca niente. Riesco ad andare tutte le mattine in piscina e dopo, vedo qualche nipotino. Si,quelle dolci manine che non mi sono quasi mai goduta quando altre 8 mani chiedevano le mie.
Vivo qui da tanto e ho un cuore tenace, finche vivo voglio essere indipendente.
Più libertà e meno compromessi, anche con te, cuore caro.
Ti ho salvato, cervello, dalla sterilità di luoghi comuni perpetuati, da frasi ed abitudini vissute, ti ho risparmiato, cervello da compromessi mascherati da buone opportunità per una donna con figli, ti ho voluto nutrire, cervello, di altre culture, d’altri alfabeti, di altre sfide e sacrifici, affinché tu possa confrontare pregi e carenze, affinché tu possa distinguere aggettivi e stereotipi, affinché tu possa cibarti d’avventure e mondi altrui, affinché tu possa avere anche la possibilità d’un ritorno, semmai tu lo decida, ma solo dopo averci provato.

Ti ho riempito, cuore, della nostalgia del distacco, della sofferenza del non esserci e della mancanza della famiglia che t’ha riempito d’amore, degli amici che t’hanno abbracciato e rinforzato ma dei quali oggi , ne vorresti rivedere la metà,, dei panorami che t’hanno visto crescere e che ancora oggi fanno risuonare il tuo battito e calore, alla vista, al respiro, al ricordo. T’ho fatto male, cuore, son partita con la paura dell’ignoto, quando ho chiuso gli occhi ubriaca di speranze; ma t’ho fatto bene, cuore, quando ti sei innamorato d’altri paesaggi altrove, d’altri modi di fare, pensare, essere, quando hai stimato chi sapeva aspettare, quando hai apprezzato chi sapeva ringraziare, quando hai rispettato chi rappresentava una serietà dimenticata. E t’avrò pure illuso, cuore, cantandoti d’Eldorado inesistenti, di paradisi dove tutto era oro e civiltà, e invece no, son compromessi, guarda un po’, ma son compromessi, cuore, che t’hanno ridato il sorriso.

Ti ho portato altrove, corpo, perché tu possa calpestare altre strade, inciampare per un passo maldestro, cadere, salire e correre, ma soprattutto sudare e avere la consapevolezza che per quel sudore siano maggiori le probabilità d’asciugarlo e sentirsi soddisfatti; t’ho trascinato via, corpo, quando le estensioni dei tuoi piedi non erano ancora radici lunghe e ben salde, ma t’ho fatto un torto, corpo, perché adesso pendono, quelle radici, in un limbo dalle dubbie identità; t’ho fatto respirare fuori, corpo, perché tu possa riempirti i polmoni di un’aria diversa, perché tu possa provare pietanze dagli aromi sconosciuti, comunicare con labbra straniere, ascoltare accenti inattesi, e perderti, tra scoperte silenziose e immancabili sconfitte, per poi ritrovarti, più forte e deciso.

Vi ho voluti figli miei evi ho portati via dall’Italia e ora che vi vedo crescere felici, posso congratularmi con me stessa per il sudore dei nostri sacrifici.

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Ritornare con piacere.

E si, sono cinque mesi, forse piu’,che non scrivo qui sopra; su quello che era il mio spazio e il mio ritaglio di tempo  libero dalle giornate piene di bisogni da soddisfare.
Ma non mi ero dimenticata di farlo, forse spesso le ore mi volavano fra le dita, ma avrei sicuramente potuto se avessi voluto. Invece non volevo.
Ho passato mesi intensi, non mi sono nemmeno accorta di essere arrivata a maggio e ora mi ritrovo con una primavera che cavalca le giornata regalandoci il sole alto fino alle 22 e profumi di fiori misti, tutto da annusare ad occhi chiusi.

Ho ricevuto diverse volte in questo periodo di stasi delle mail, messaggi o commenti a vecchi post in cui mi si chiedeva se era tutto ok, se procedevo nel verso giusto; non ho quasi mai risposto dicendo la verita’ ma semplicemente dicendo che ero in fase “letargica”.
Invece, ero impegnata a vivere. E molto.

Guardatevi questo video

http://blog.petflow.com/a-video-everyone-needs-to-see/

Il virtuale, la rete e l’ammasso di azioni che comporta rischiano di invadere in modo eccessivo le nostre azioni, i nostri pensieri. E questo, io, parere personale, lo trovo sbagliato.
Mi sono voluta concedere un periodo di stop dai racconti che non per forza dovevo condividere ma che volevo tenere per me, per noi, e basta. Sono rimasta on line ma come Enrica, e basta.
Ho iniziato e sorpassato la meta’ del mio secondo libro che non ha niente a che vedere con MILLE CHILOMETRI FRA ATRIO E VENTRICOLO ma che invece ha tutto di inventato e molto di sognato.
Ho avuto tempo per fare e ricevere piu’ coccole, per dedicarmi ad altri interessi e per staccare la spina in modo totale nei momenti di sconforto e proprio la’ accorgerti che chi ti conosce, anche solo attraverso le parole e un monitor, ti sta vicino;ti invia un messaggio per sapere come va e ti sostiene dicendoti che nulla durera’ di piu’ di un giro attorno al mondo.

Eppure sentivo di avere il bisogno di fare pulizia, di staccare un po’ la spina e di vivere appieno la vita vera.
E ora, mi si è risvegliato il “piacere” di farlo solo per il puro avere un appuntamento con me stessa, poi chi vorra’ mi seguira’, come sempre. Non volevo essere costretta ad un appuntamento fisso, i legami obbligatori mi snervano; preferisco il ritrovarsi per il gusto di esserci, anche magari saltellando fra un post e l’altro.

Ho avuto il piacere di incontrare grazie alla rete bellissime persone che con me condividono diversi aspetti del vivere quotidiano, e molte di queste sono expat. Capiscono le difficolta’ del dover imbastire una vita lontata e il piacere del riscoprirsi attive e positive giorno dopo giorno.

Beh tutta questa roba solo per dirvi che sono viva, che vegeto fantasticamente e che per un altro po’ di tempo vi terro’ compagnia.

 

Baci

 

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Cliccate, donate,per i bambini del Benin.

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Lo sapevate che se voi mamme foste nate in Benin, avreste un buon 50% di possibilita’ di dover lavorare da mattina a sera spaccando pietre?

E quel che é peggio, lo sapevate che con voi, avreste dovuto portare i vostri figli e, seduti accanto a voi, avrebbero dovuto maneggiare un martello con una disinvoltura, una manualita’ che sicuramente avrebbe voluto esprimersi diversamenti, con disegni, con scarabocchi, pitturando e giocando con i compagni di classe. E invece stanno li, appena in grado di spaccare pietre lo fanno. I fratellini piu’ piccoli sdraiati su stuoie di saggina aspettano, guardando mamma e fratelli lavorare. Questo gia’ a DUE ANNI.

Incredibile? Reale.

E’ appena iniziato novembre, all’aeroporto Zaventem di Bruxelles aspetto un aereo che arriva dall’Africa. Incontro tre persone; fra loro qualcuno ha lasciato a casa una moglie in attesa del secondo figlio, qualcun’altro tre figli e un’altra ancora ha salutato famiglia, si é presa giorni di ferie ed é partita. Cosi’.

In Benin li aspettava un progetto di scolarizzazione e sostegno per nuclei famigliari che si é attivato assieme alla Caritas del Benin, le autorita’ indigene e l’ONG Regarde Fraternel.

Mi é bastato scambiare due chiacchiere con loro, vedere i video che hanno girato ed ascoltare i loro racconti per capire quanto maledettamente sia fortunata e quando miserabilmente il mondo sia completamente privo di equilibri.

E’ nato un progetto nelle mie zone natie, che muove le coscienze e che sclda i cuori. Nell’iniziativa, lanciata da BuonaNascita Onlus  associazione carpigiana di cui le persone sopra fanno parte attivamente (assieme a tante altre) , é coinvolto anche il musicista correggese Marco Ligabue.

Anche in questo caso, dalla solidarieta’ si riceve molto di piu’ di quello che si da, cosa vi chiedo?!

Guardate questo video su YouTube o cercatelo direttamente digitando “La piu’ grande orchestra”.

Lasciate se vorrete sui social dei messaggi di solidarieta’ utilizzando l’hashtag #lapiugrandeorchestra e soprattutto CONDIVIDETE!

Per ogni visualizzazione del video, peraltro fantastico e come dico io da lacrimoni,  l’associazione BuonaNascita Onlus si impegna a donare un centesimo.

Obiettivo? Portare sotto i banchi di scuola piu’ bambini possibile per far si CHE LE PIETRE SIANO SOLO UN RICORDO LONTANO!

Aiutiamoli

Un personale grazie va a Roberta, Giovanni, Elisa e Dr.Masellis per un arricchimento personale e famigliare che prende del posto.

Attivita’ per bambini Reggio Children Inspired. Provocazione: il mare.

Cos’é una provocazione?

Secondo il Reggio Approach una provocazione é un incipit, un bit, una proposta.

Questo significa che ai bambini si deve proporre tutto fatto e loro devono solamente giocare?

No, non é cosi’, non avrebbe senso e non sarebbe sicuramente un metodo volto a sviluppare l’inventiva e le capacita’ di ragionamento del bambino.

A livello pratico?

Una provocazione é preparare un set, allestire un’attivita’, proporre materiali. Ad esempio, volete far si’ che i vostri bambini siano divertiti dal modellare, creare, impastare e creare? Offrite una palla di pasta che magari avete fatto assieme precedentemente assieme ad altri materiali: semi, fiori, sassi, sale grosso, colori a cera, tempere in tubetto, bottoni, legnetti e tutto quello che potrebbe sucitare la loro attenzione.

Allestire un set significa predisporre una serie di elementi attraverso i quali il bambino puo’ cimentarsi per eslorare nuove tecniche, nuove manipolazioni ed osservare cambiamenti.

Prima di proporre un’attivita’ é bene soffermarsi un attimo sulla finalita’ e sull’interesse che i materiali potrebbero suscitare. Quello che agli occhi di un adulto non rappresenta granché potrebbe invece essere una fonte inesauribile di idde per una piccolo. Non soffermatevi alle apparenze ma proponete in base alle attitudini dei vostri bambini.

In questo periodo, di ritorno da un bellissimo viaggio con parte della famiglia italiana a Tenerife, parliamo molto dei pesci e del mare. Nuotando ne hanno visto qualcuno libero, poi abbiamo visitato il bellissimo Loro Parque e i bimbi hanno visto nuotare le orche! Insomma, sono affascinati dal mare e da tutto cio’ che nuota.  Sapendo cio’, una sera prima di dormire, ho ritagliato con il feltro dei piccoli pesci, cavallucci marini e polipi, tutti colorati. Davvero carini.

Sono morbidi ed evocativi, ben impugnabili e verosimili, ma con un tocco bambinesco di colore irreale ma molto simpatico.

Ho preparato un cestino in vimini con i pesci ritagliati, una stoffa blu (nonostante avessero gia’ un tavolo gioco azzurro) e basta. Sono rimasti davvero affascinati dalle figure e hanno cominciato a giocare piano piano: prima mettendosi la stoffa in testa come una capanna, poi adagiandola sul tappeto ed infine sul tavolino. Hanno creato il mare, ci hanno messo i pesci e dal loro ripostiglio fruibile perché ad altezza bimbo, hanno preso pietruzze colorate e conchiglie che ci aveva portato il mare del nord.

Una provocazione ben riuscita e molto interessante. Mi hanno chiesto di approfondire con libri per cui su Amazon abbiamo inziato una ricerca, sulla quale vi terro’ informati, per acquistare libri educativi sui pesci e sul popolo del mare. Ovviamente dovremo parlare anche delle sirene!

 

E voi? Avete mai fatto qualcosa di simile?

Volete sapere di piu’ sul metodo Reggio Emilia? Parliamone insieme!

 

 

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Attivita’ Reggio Children per bambini: gli specchi.

Lo specchio é uno degli oggetti fondamentali per approcciarsi alla filosofia di Loris Malaguzzi.

Il bambino attraverso lo specchio si identifica, si qualifica (io esisto) e si osserva collocandosi. Davanti ad uno specchio puo’ muoversi, creare, osservare immagini riflesse o anche solo restare a guardare cosa riflette a seconda di come lo si muove.

Quando ho proposto gli specchi ai bimbi sono rimasta davvero impressionata. Non ho detto nulla, ho appoggiato sul tavolo il primo set e dopo un primo “cos’é?” hanno iniziato a toccarli. La cosa piu’ naturale che pensavo avrei visto fare era guardarsi, invece, lungi da loro.

Si sono ciucciati le dita ed hanno cominciato a toccare la superficie strisciando i polpastrelli. Si divertivano un mondo a lasciare impronte, strisce, goccioline. Da li il passo é stato breve, “la goccina é una gocciona!” , si sono accorti del riflesso, su una goccia.

Adorano specchiarsi, vedersi mentre si vestono, guardarsi prima di uscire, riguardarsi al ritorno, giocare e correre allo specchio, tenere lo specchietto tondo accanto mentre disegnano. Vogliono che io stessa mi specchi mentre loro mi dipingono, come esattamente fanno per autorappresentarsi!

Con lo specchio hanno potuto conoscere spazi, osservare il nostro soffitto cosi’ alto, vedere dietro i termosifoni e tanto altro.

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Cosa occorre per cominciare un’esplorazione con gli specchi?

Normalmente tutti hanno qualche specchio in casa ma magari non ad altezza bimbo, ecco qui quello che abbiamo e che forse potrebbe servirsi da spunto per qualche acquisto!

Specchio acrilico A4: perfetto per disegnarsi, per osservarsi durante le attivita’ creative o di pittura

Specchi  acrilici 10X10

Specchi acrilici tondi (un set da 10): questi e i precedenti sono facilmente malleabili e trasportabili. Possono essere spostati facilmente anche all’esterno per allestire un’attivita’ di osservazione. Sono utili anche per iniziare a famigliarizzare con le immagini dei blocchi in legno o dei colori riflessi.

Due speccchi 45X30 con un listello di legno sul perimetro: compatti e trasportabili. Possono essere set perfetti per allestire esplorazioni doppie, quindi con due bimbi che lavorano sullo stesso set.

Una parete a specchio scorrevole: un vero privilegio, all’entrata abbiamo una parete a specchio scorrevole, due specchi si muovono uno sull’altro e permettono di delimitare lo spazio di ogni bimbo ma allo stesso tempo scambiarsi di posto. Si osservano quando vanno e quando vengono, sono davvero curiosi!

Dove acquistare?

Un buon sito dove poter scuriosare a buon prezzo é sicuramente amazon, a questo link potete trovare tanti piccoli specchi pratici e ben impugnabili.

Un altro colosso dell’arredo pret a porter é sicuramente Ikea, anche loro hanno una vasta gamma di prodotti molto carini, sia in dimensione che in originalita’; guardate qui

Come cominciare?

Non preanticipate nulla e lasciatevi stupire! Per le prime esplorazione é sicuramente meglio, soprattutto se acquistate specchi in vetro e non acrilici (che si rompono meno facilmente) se restate accanto ai vostri figli. Potete fornire voi la prima “provocazione” che nella filosofia Reggio Emilia rapprensenta il pilastro di moltissime attivita’, guardatevi voi stessi e poi osservate se la provocazione é stata sufficiente!

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I bambini cenere: fumare in gravidanza

Una campagna contro il fumo in gravidanza sta prendendo piede nei paesi del Nord e, partita dal Finlandia si sta facendo strada.

Sul sito troverete delle immagini molo forti ma vi consiglio di vedere il video, cava il fiato, ma comunica sicuraemente.

La societa’ che promuove questa campagna stima che il 15% della madri fumi durane tutta la gravidanza e che un 50% di esse siano madri adolescenti. L’organismo che promuove tutto cio’ li ha  battezzati come “bambini cenere”.

Sul sito si sottolinea che fumando, l’pporto di ossigeno che arriva al piccolo diminuisce drasticamente e tutto cio’ si riepercuote sul proprio sviluppo.

Questo il video

 

Brividi

Undici tipi di uomini da evitare

 L’uomo “I” : ha l’IPhone, IPad, l’IMang, l’IBev, l’IDorm, l’IPisc ecc ecc. Tutto lo fa tramite App e tramite schermo. Ah, mangia tramite un cavo USB, messo non so dove…. (tergiverso

L’uomo jeans: quello che si sente Max Pezzali e vuol cantare “gli anni dei Roy Rogers come i jeans” e non se li cava neanche per andare a letto. Ci vive. Perennemente con i pantaloni, ci fa la doccia, ci esce per andare a fare spese, a pascolare l’alano, a mungere la vacca del vicino, per prelevare al bancomat o andare dal dottore. Al lavoro ovviamente si va in jeans

L’uomo Gorilla: Al buio “Tesoro ma questo é quello di cachemere che ti ho regalato io la scorsa settimana?” “No amore sono a torso nudo”. Accarezzi un tappeto di peli che ti si impigliano attorno alle pellicina nelle dita. “Tesoro, io se fossi in te sfoltirei, ma solo le doppie punte magari” stai nel vago per non essere indiscreta.

L’uomo cleenex: é colui che vorrebbe addormentarsi in una camera sterile, che si spruzza ace gentile dietro le orecchie e si fa il bidet con la candeggina.

Lei: “Amore, sussurrami cose sporche all’orecchio”

Lui: ” Bagno, lavastoviglie e cucina”

L’uomo tuta: amico del primo. Il sabato di obbliga a cercar una casacca a zip che si intoni con i pantaloni che gli ha comprato la mamma al mercato del lunedi’. Ha bolle di pomodoro, unto e tonno accanto alla zip, un vero Lord. Non si cambia mai, ne ha una deel black per le occasioni speciali e le serate di Gala.

L’uomo del duemila: Figli delle generazioni di Yuppie Milano i nuovi uomini startuppini vedono nelle loro piccole aziende costituite con il capitale di un tallero la soluzione migliore a ogni problema mondiale. I nomi più diffusi sono Matte, Tommy e Lele. Ma non fatevi fregare, anche dietro un Gianma potrebbe celarsi l’imprenditore 2.0 con l’idea rivoluzionaria di un nuovo social network dove condividere foto di amici, cibo e eventi, taggandosi a vicenda, ma che non è né Facebook né Instagram. Magari è Facestagram.

L’uomo bambinone: Non sa bene. Qualcosa è successo in passato e lui non è più quello di prima. La cosa è che non sa e non sa nemmeno come spiegartelo. E’ come se la linea tra lui e il suo cervello si fosse interrotta e mo hai voglia a riprenderla. Dopo i primi dieci minuti da crocerossina vorrai soltanto mangiargli la testa.

L’uomo Mister ICS: Non parla del suo passato, non parla delle sue ex, non parla della sua vita, non parla del lavoro, non esprime pareri, insomma non dice un c***o. Tienilo con te per qualche mese come se fosse una nuova borsa da sfoggiare, ma solo se è davvero molto bello.

L’uomo BamBam: figlio di Fred Flinstone e di Wilma, si caccia le mani nel pacco ogni tre per due e si gratta le ascelle con il calzascarpe del nonno, quello lungo dell’Ikea. Rutta scoreggia e si cava il cibo dai denti con gli stuzzichini gettandoti negli occhi gli schizzi.

L’uomo che sussurra ai cavalli: lui che quando ti lavi i capelli si offre per spazzolarti passandoti il pettine su tutto il corpo come se stesse strigliando la giumenca montata al pomeriggio

L’uomo UISP: fanatico di palestra e benessere, adora gli sport di squadra chiama i figli a cena come per un time out. Ficca in bocca borracce ed asciugamani a chiunque si avvicini al tavolo. Porta calzini di spugna bianca lisi nel tallone e ha perennemente odoro di ginocchiere sudate addosso.

L’uomo proteina: quello che a colazione si affetta otto etti di bresaola, li appallottola e li ingoia in un boccone; quello che mangia Manzotin come fosse ioghurt e uova come fossero olive; ingurgita piu’ proteine possibili per bombarsi ed aumentare i muscoli, inversamente proporzionale é la crescita del cervello.

L’uomo che non deve chiedere mai: quello che arriva a torso nudo glabrissimo e superunto, tutto sporco di fuligine e zozzo da far schifo. Ma vieni pur qui che ti do io una bella pulita!

 

james-dean